Neanche i sofficini sorridono più

Neanche i sofficini ridono più, potrebbe essere il titolo di un libro di Andrea G. Pinketts invece è una graffito scritto chissà su quale muro.
Non sono capace di giudicare l’arte, sempre ammesso che si possa giudicare, Mirò, Van Gogh, Picasso, Rembrandt  per me potrebbero essere nomi di macchine, modelli di ventilatori o soprannomi di calciatori, dico questo perchè quando guardo i loro quadri, le loro opere, non vedo nulla, non percepisco nessuna sensazione, nessuna emozione, nessun messaggio.
Ovvio, è una mia mancanza, è una dote che non ho, quella di apprezzare l’arte, quella di capirla, quella di essere curioso per poterne attingere la cultura.
L’unico pittore che si possa definire tale che mi affascina è Salvador Dalì e sono certo che mi piaccia per la particolarità del personaggio più che per le capacità artistiche, non sono in grado di valutare la pennellata, il gioco di luce, la profondità o le sfumatura, sono semplicemente in grado di valutare la capacità di uno psicologicamente instabile che riversa tutto quello che ha dentro nei suoi quadri surrealisti.
Quello che veramente mi affascina  è la semplice capacità di trasmettere qualcosa con una frase scritta su qualche muro, con immagini di protesta disegnate in giro per la città, con graffiti inseriti in contesti destabilizzanti.
Bansky è diventato sicuramente il maggior rappresentante di questo genere, senza tener conto che la storia che avvolge il suo anonimato rende i suoi seguaci ancora più curiosi.

Vogliamo parlare poi delle frasi che vediamo sparse per città e paesi?
Alcune di esse possono sembrare sciocche e banali, in realtà io vi trovo spesso grandi spunti di riflessione, Neanche i sofficini sorridono più, di per se è veramente una battutaccia, ma se vogliamo usarla come metro per capire quale sia il malcontento generale è perfetta, ci sono poi poesie, aforismi, genialate.
Non tutto ciò che viene scritto su un muro è artistico, una dichiarazione d’amore sgrammaticata su un palazzo storico, è un graffio all’ educazione e alla cultura, uno scarabocchio solo per il gusto di imbrattare è uno schiaffo all’ignoranza, un insulto razzista, è un proiettile puntato alla tempia del senso dell’esistenza.

 

 

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4 thoughts on “Neanche i sofficini sorridono più

    1. Sono d’accordo….parzialmente.
      Il graffito o comunque l’arte di strada implica inevitabilmente il sacrificio di qualche muro (non di qualcosa storicamente o culturalmente importante) altrimenti perderebbe il suo senso.
      Concordo con te che imbrattare in maniera stupida è cosa insensata e dannosa.

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      1. Mah, vorrei vedere se un giorno esci di casa e ti ritrovi tutti i muri del tuo isolato pieni di scritte stupide e non artistiche. Perché non tutti i writers fanno arte. Alcuni come Bansky, sono eccezionali, ma appunto, sono eccezione.

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