Se nel tunnel vedi il cartello exit….seguilo !!

Il desiderio di scappare o il desiderio di cambiare?
Sono anni che quando non ne posso più tiro in ballo sempre la solita cosa, mollo tutto e me ne vado a vivere a Santo Domingo.
Credo sia una cosa che facciamo tutti? Chi non sogna di aprire il chioschetto sulla spiaggia? Il changuito fronte mare?
Io non solo l’ho pensato,ma  c’è stato un periodo nel quale mi ero anche attivato per farlo, avevo preso contatti, avevo iniziato ad informarmi, documenti, banche,scuole,  servizi, sanità…stavo raccogliendo veramente tutte le informazioni necessarie per valutare seriamente di trasferirmi li con la mia famiglia, poi inoltre ti fai affascinare dai mille racconti che trovi online di coppie che di punto in bianco hanno deciso di riniziare da zero e mollano tutto, lasciano il certo per l’incerto e poi va sempre a finire che dove vanno trovano il paradiso, magari averlo fatto prima dicono,ma  storie di quelli che invece vanno e dopo sei mesi tornano a casa con la coda tra le gambe non ne leggi mai o di quelli che partono e per adattarsi ad un sistema di vita nuovo ci impiegano anni, o quelli che partono e si mangiano tutto (ovviamente sempre perché si sono fidati delle persone sbagliate) non ne leggi mai.
Inizialmente ero convinto di voler fare questa scelta per cambiare, volevo cambiare il mio modo d’essere ed il mio modo di vivere, volevo trovare una soluzione per avere una qualità della vita migliore per me ma soprattutto per la mia famiglia, mi ero convinto che ripartire da zero in un posto nuovo tutti insieme oltre ad essere un’esperienza di vita unica sarebbe stato bello, sfruttare le esperienze, gli errori, i sacrifici della vecchia vita per farsi che quella nuova fosse perfetta e forse se ci avessimo provato saremo diventati anche noi una di quelle famiglie destinate a trovare il paradiso.
Col tempo poi ho capito che la mia non era voglia di cambiare vita, la vita che ho qui mi piace, non ci manca nulla anche se come tutti dobbiamo lottare per ottenere le cose, quello che volevo era semplicemente scappare.
Scappare da un sistema che iniziava a stare stretto, scappare da una routine che per tempo abbiamo cercato ma che poi invece ha rischiato di diventare una camicia di forza, scappare da persone che non hai il coraggio di “eliminare”  e che quindi devi sopportare autoconvincendoti che sono le persone giuste per te, scappare dall’oppressione del lavoro, dalle bollette, dal mutuo, dalla politica, dalla cronaca, dalle chiacchiere del paese, dalla fila in posta, entri quindi in un tunnel in cui vedi solo buio, vedi tutto nero, non sei più in grado di cogliere i colori delle piccole cose e tutto ti sta stretto, anche se non lo sei mai stato diventi inevitabilmente claustrofobico e la tua testa si concentra solo su quel puntino di luce che vedi giù in fondo, tirando lo sguardo ti convinci che li fuori ci sia la spiaggia bianca di Santo Domingo.
Poi è arrivato il momento di mettere a tacere un po’ tutti questi pensieri e quindi fare una scelta o vado o resto.
Senza ombra di dubbio…RESTO.
A metà del tunnel di solito ci sono le scale di sicurezza quelle che ti permettono di portarti in salvo ed io le ho salite di corsa, tutte ad un fiato e con sorpresa quando sono sbucato fuori mi sono trovato sulla cima di un colle, aria fresca, verde e natura tutto intorno a me, i polmoni si sono riossigenati ed il cuore ha ripreso un ritmo normale, la testa ha smesso di girare e sono riuscito a ritrovare un po’ di serenità, quello è stato il momento in cui ho deciso di affrontare le cose in maniera diversa.
Sotto di me c’era sempre il tunnel con tutte quelle persone che entravano ed uscivano in continuo, quindi prima cosa, l’ho tirato fuori e mi sono messo a pisciargli in testa, l’urina segna il territorio e cosi facendo ho ben delimitato il mio, hanno iniziato ad allontanarsi da soli senza dover fare io tanti sforzi.
Dopodiché ho scelto di appropriarmi del bello che mi circonda, ho iniziato a camminare per le montagne che ho la fortuna di avere vicino a casa e apprezzare il loro silenzio, i colori che mi vengono offerti, la solitudine, il piacere dell’acqua fresca bevuta alla sorgente, la splendida sensazione che si prova dopo aver sudato facendo una doccia.
Ho accettato che il lavoro è semplicemente un dovere e sta a me e solo a me trasformarlo in piacere, cerco quindi di viverlo con più serenità, la dedizione e l’impegno li mettevo pure prima ora però hanno un sapore migliore.
La famiglia è sempre stata la mia ancora di salvezza, una famiglia comporta sempre delle difficoltà gestionali e a volte relazionali, la mia fortuna è quella di avere a fianco persone e non individui, persone con tutte le loro emozioni, i loro difetti, le loro sensazioni, le loro lune storte e la loro splendida voglia di sorridere, persone che come dice una canzone di questi tempi sono capaci di trasformare il pomeriggio in un capolavoro e sto cercando di migliorarmi per vivere queste persone più a fondo, più appassionatamente, di renderle sempre di più parte della mia essenza.
Sistemate queste cose tutto il resto assume automaticamente una luce nuova e ogni giorno ti da la stessa gioia che può darti la luce di un frigo che illumina la caraffa di sangria ghiacciata quando ti alzi la notte distrutto dal caldo e non vedi l’ora di scolartela tutta.

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