La paura di aiutare….forse è curabile.

Gli Italiani sono sempre stati campioni di solidarietà e questa credo sia una cosa che nessuno al mondo ci possa contestare, abbiamo la fortuna di avere una Protezione Civile costituita da persone di cuore e non da mercenari pagati, abbiamo la fortuna di avere gli alpini sempre pronti a partire per qualsiasi evenienza, abbiamo forze dell’ordine che spesso sono capaci di mettere il sentimento prima della divisa, ma sopratutto, nonostante i media ci bombardino solo di notizie che hanno a che fare con le 4 mele marce  del nostro paese, siamo circondati da persone buone, di cuore, passionevoli e ricche di orgoglio italiano (che non ha a che fare con la politica).
Ed è nelle occasioni difficili, come quella che si sta vivendo nell’ultimo anno in centro Italia che tutta la voglia di fare bene viene a galla.
Siamo rimasti scottati tante volte, nel 1999 ricordo c’era la missione Arcobaleno, mentre la guerra del Kosovo mieteva vittime, qui c’era la gara a raccogliere provviste e beni di prima necessità per aiutare questa povera gente, chi versava denaro su conti correnti, chi faceva avere qualcosa tramite i centri di raccolta, chi si rendeva disponibile ad ospitare rifugiati di guerra, poi alle cronache il compito di informarci che i container di tutto ciò che veniva raccolto erano abbandonati a marcire chissà dove senza mai arrivare a destinazione, come al solito qualcuno aveva speculato anche sui morti di una guerra, sui bambini a cui cadevano le bombe in testa, sulle donne che venivano prima violentate e poi uccise.
E cosi, grazie ad episodi come questo la gente ha iniziato a non fidarsi, quelli che donano denaro sono calati, quelli che credono nell’arrivo a destinazione di un bene regalato sempre meno ed il senso di solidarietà si è affievolito….
Ci siamo spesso affidati ad uno Stato che come al solito promette tanto in campagne elettorali o in momenti difficili di governo per poi dimostrarsi incapace di mantenere la parola data.
A questo punto mi chiedo, se una persona volesse aiutare per quanto nelle proprie possibilità un terremotato, cosa può fare?
Io come cittadino lo ammetto, avrei voglia di farlo ma sono scettico, non credo più nelle onlus, nelle cooperative, nelle istituzioni missionarie ed in tutte quei gruppi che chiedono denaro per aiutare qualcuno senza mai poi rendere conto di come tale denaro venga impiegato, perchè è vero, tutti chiedono ma quanti ti dicono “Ehi amico, grazie per i 10 euro che ci hai donato, questa è la tracciabilità dei tuoi soldi a testimonianza che sono stati utilizzati per costruire una scuola, per comprare delle coperte, per rifare gli occhiali ad un’anziana o per comprare un vaccino ad un bimbo del Botswana”, molti non ti dicono nemmeno grazie, ben ti rompono i coglioni per chiederteli però i soldi, ma poi swaaap, spariti nel nulla.
Quindi mi chiedo visto che abbiamo i cellulari intasati di App che non servono ad una benemerita sega, da quello che scova gli ectoplasmi che ti circondano (Ghost detector) a quello che misura l’ansia sulla base del tremolio della mano (Ansiometro), oppure quella che ti permette di rompere un uovo solo se lo clicchi per un milione di volte (Tamago) per non parlare di iFart (peraltro a pagamento) che ti regala librerie intere di file audio con i peti più clamorosi della storia, perchè chi ne ha le competenze e le capacità non mette in piedi un’app per chi ha bisogno?
Il meccanismo secondo me potrebbe essere anche relativamente semplice:
Sono un terremotato che ormai ha dilapidato tutti i propri avere per sopravvivere fino ad oggi, magari ho perso pure il lavoro, perchè è questo che succede quando tutto crolla ed ho bisogno ad esempio di una stufetta elettrica per riscaldare il container dove vivo con mia moglie e mio figlio di 8 mesi, mi scarico questa app, mi registro utilizzando gli oramai collaudati sistemi per accertare che sia una persona fisica  e che i dati che sto inserendo siano veritieri, e pubblico la mia richiesta di aiuto.
“Mi chiamo XXX sono un terremotato di XXX, ed ho bisogno di una stufetta elettrica per questo e questo utilizzo, grazie a chi voglia aiutarmi”, si può aggiungere qualche foto a testimonianza della situazione, si può aggiungere la propria posizione gps per verificare che si stia inserendo un annuncio proprio dalla zona in cui si dice.
Chi vuole aiutare, scarica l’app, e vede gli annunci.
Deciso di aiutare XXX, ho una stufetta elettrica in ottime condizioni che non uso, ho la possibilità di comprarne una nuova, mi organizzo e la spedisco al suo indirizzo, se al suo indirizzo non ha possibilità di riceverlo mi verrà indicato un indirizzo alternativo di qualche parente magari li in zona, oppure si può chiedere aiuto ad un bar ad un negozio che riceva per proprio conto (Amazon ad esempio da la possibilità di ritirare la merce presso negozi convenzionati).
Vi dirò di più, ok la stufetta costa 100 euro ma io questi soldi non mi posso permettermi di donarli tutti, apro un minicrowfounding, c’è qualcuno che insieme a me è disposto ad aiutare questa persona?
Io posso donare 20 euro, io 10, io 40, io 30 ecco fatto, in 4 di noi abbiamo risolto la cosa.
Se poi vogliamo tenere monitorato che il richiedente e chi spedisce siano persone serie possiamo adottare un sistema di feedback, cosi inquadriamo subito i furbetti.
Io credo che se riusciamo a creare un’APP che comunque traccia con serietà gli utilizzatori e l’uso che ne viene fatto, la gente sarebbe veramente predisposta a donare, ad aiutare ed è più facile perchè lo fa direttamente senza intermediari e la consapevolezza di aver aiutato personalmente una vecchietta ad attraversare la strada è sicuramente più gratificante di aver dato 5 euro ad una fantomatica società che paga presunti ragazzi a fare volontariato sul territorio aiutando queste vecchine non credete?

 

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10 pensieri riguardo “La paura di aiutare….forse è curabile.

  1. “Ed è nelle occasioni difficili, come quella che si sta vivendo nell’ultimo anno in centro Italia che tutta la voglia di fare bene viene a galla.”

    La App non serve a niente, basta quello che hai scritto a inizio post. Ci vuole cuore, non app. 😉

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    1. beh non sono proprio d’accordo, ad uno che sta sotto un metro di neve senza più niente credo che il cuore lo apprezzi ma di un’aiuto possa trarne più vantaggio, in queste situazioni sicuramente i sentimentalismi sono importanti ma la praticità è quella che ti migliora la qualità della vita.

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      1. Appunto, mettere in pratica la voce del cuore. Le App sono spuntate da qualche anno, la voglia di fare, esiste da molto prima. E senza batterie, sottozero di temperatura e il telefonino che si perde, le app non servono a niente. Non trovi?

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      2. condivido il buoncuore ma non la presunta efficacia. Uno che abita in Sicilia per quanto voglia aiutare un terremotato difficilmente avrà la possibilità di prendere la macchina e andare li a portare qualcosa, quindi il suo buoncuore può limitarsi a dire “mi dispiace per questa gente, vorrei tanto aiutarli” ma la cosa muore la senza un aiuto reale, le app si forse non sono il migliore dei sistemi, ma sono alla portati di tutti e se strutturate possono essere efficaci per far arrivare realmente il proprio sostegno.
        Scusa Walter ma sono uno che adora la teoria solo se poi ha uno sviluppo pratico altrimenti restano solo parole e pensieri al vento.

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      3. Ok. Nel 1908 nella mia città, circa 80.000 morti. Più di un secolo fa. E lo smartphone non c’ era ancora. Sono arrivate le navi … e senza app.
        Vediamo la stessa cosa, con la stessa sensibilità, ma da diversa prospettiva.
        Sinceramente, affidare la mia vita a una app, mi fa gelare. A presto.

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      4. mah Walter secondo me non va vista cosi tragicamente, nessuno chiede di affidare la propria vita ad una app, si tratta solo di proporre un mezzo che possa essere più affidabile di fantomatiche associazioni (che corrisponderebbero alle navi del 1908), è solo un mezzo, nessuno ti punta la pistola alla tempia se scegli di non usarla, ma va interpretata solo come un modo per chiedere quel pò di aiuto che magari può agevolare certe situazioni tutto qua.

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      5. Non si vuole demonizzare la app in sè, anzi è ammirevole, ma, ti pongo un quesito pratico: una persona povera, che vive all’ addiaccio e ha bisogno di aiuto (una buona coperta), credi che possegga uno smartphone per chiedere aiuto? Questo intendo, nulla di più.

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      6. attenzione parliamo di gente che ha perso un’abitazione a seguito di un terremoto, non di un clochard o di poveracci, pertanto certo non avranno un cellulare nei giorni successivi all’evento ma poi comunque provvederanno, io almeno mi preoccuperei di averne, ricordiamoci che il terremoto è stato il 24 agosto 2016, poi nuovamente ad ottobre e nuovamente ieri, la gente ha sicuramente cercato di ricostruirsi per quanto possibile una vita vicino alla normalità, certo che Chieti sotto un metro e mezzo di neve non credo ci sia mai stata, è quindi un evento atmosferico eccezionale che ha colto inaspettatamente persone che stavano già vivendo una difficoltà.
        Comunque Walter apprezzo il tuo punto di vista anche se differente dal mio.

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