Il genio e la stronza

Posso assicurare che titolo più azzeccato non l’ho mai trovato.
I due protagonisti sono i miei nonni, da parte materna ed entrambi non ci sono più.
Il fatto che siano morti non mitiga i miei sentimenti nei loro confronti al contrario li definisce ancor più, perchè i ricordi che vengono a galla sono ciò che meglio mi aiuta a definire le sfumature che mi hanno lasciato in eredità.
Mia nonna era una donna estremamente fredda, non ho ricordi di una carezza, di un bacio, di un abbraccio o qualcosa che potesse assomigliare ad una minima dimostrazione di affetto e non sono molto convinto facesse parte di quello schieramento di individui incapaci ad esternare i propri sentimenti, semplicemente era una stronza, devota al dio denaro con tre soli scopi nella vita, racimolare soldi (sulle fatiche di mio nonno), lavorare a maglia per fare cappellini e maglioni orribili che solo lei indossava, rompere i coglioni a mio nonno per il resto e per quanto mi riguarda questo è tutto quello che mi è rimasto di mia nonna (in realtà un altro ricordo ce l’ho, e riguarda il vaso da notte che teneva sotto il letto e che usava per non fare la fatica di alzarsi per andare a pisciare nel bagno che stava nella stanza affianco, ma capite anche voi che non aiuta a migliorare la qualità della mia considerazione nei suoi confronti)
Mio nonno invece era una persona speciale, certo non un individuo semplice, ma speciale.
Raccontare i ricordi che mi porto appresso in un solo post sarebbe complesso, mi prendo quindi la riserva di frazionare la cosa.
Mio nonno era laureato in ingegneria civile, fisica e matematica, si due lauree (fisica e matematica quella volta erano insieme).
La laurea in ingegneria civile ha una storia.
Mio nonno era nativo di Possagno, paese che oggi conta circa 2000 abitanti famoso per il tempio e la gipsoteca del Canova e per le fabbriche di coppi, per il resto il classico brufolo sul culo del mondo.
Durante la seconda guerra non voleva arruolarsi quindi si è reso irreperibile o se ne scappava nelle montagne dietro casa, montagne ricche di castagni e grotte dov’era facile nascondersi oppure si nascondeva in una buca profonda che aveva scavato nell’orto a qualche decina di metri da casa, ricoperta poi con rami e foglie.
Si reputava una persona dedita alla conoscenza e non ad imbracciare un fucile.
Una vicina di casa gli regalò un sacco pieno di libri, erano quelli del figlio che si era qualche anno prima laureato in ingegneria civile.
Dovendo passare giornate nascoste nel buco dell’orto ed essendo amante dello studio non serve dire che quello fù forse il più bel regalo che avesse mai ricevuto, cosi iniziò a studiare.
Il tempo passava e lui studiava, riuscì a farsi aiutare in alcune cose anche dal figlio della vicina quando rientrava a casa a trovare la vecchia madre, il quale lo spronava viste le ottime capacità.
Dopodichè venne scoperto, al tempo non si scherzava e se non ricordo male gli avevano prospettato il carcere militare a Ferrara o qualcosa li in zona ma riuscì in sostanza a scappare dalla camionetta che lo stava trasportando al distretto ed in un paio di settimane se la fece a piedi fino a casa camminando di notte e nascondendosi di giorno.
La guerra poi finì e lui si presentò all’università da privatista dando tutti gli esami uno dietro l’altro, risultato: massimo dei voti con la lode.
Questo era per presentare il personaggio ma un episodio che ho nel cuore succede circa a 60 anni di distanza, il giorno dei funerali di mia nonna.
Io avevo la patente da poco, i rapporti tra i miei ed i miei nonni erano incrinati da tempo, stavo andando in ferramenta a recuperare dei chiodini che mi servivano per concludere un quadro con del filo che volevo regalare alla fidanzata (oggi mia splendida moglie) e ricordo di aver visto da dietro mio nonno che camminando si dirigeva verso l’ospedale dove mia nonna da qualche giorno era ricoverata per cose apparentemente non gravi.
Quando tornai a casa, una mezz’ora dopo mio padre stava consolando mia madre, era arrivata la notizia che mia nonna era morta.
Mio nonno non ha voluto saperne di andare al funerale, a me pure non interessava particolarmente, cosi insieme alla mia attuale moglie e ad un paio di altri parenti siamo rimasti a casa a fargli compagnia.
Ad un certo punto mio nonno mi chiama in parte e mi dice le seguenti parole:
“Tu dovresti farmi un piacere, dovresti procurarmi il numero di telefono della Giuliana, la sorella di tua nonna che vive in Brasile, quella è la donna giusta per me.”
Sapete cosa vuol dire?
Vuol dire che per una vita è rimasto di fianco ad una donna pensando ad un’altra.
Vuol dire per non so quanti anni ha tenuto dentro nascosto un amore e magari si è sacrificato a sposare la sorella pur di stare vicino a questa persona anche se poi le avversità della vita l’hanno portata lontana da lui e lui si è trovato incastrato.
Un’amore che ha potuto nuovamente liberare non appena mia nonna se n’era andata, anzi forse un pò per ripicca l’ha fatto uscire proprio il giorno del suo funerale.
Per anni ho pensato che fare una scelta del genere, coltivarla di nascosto per una vita intera sia una cosa da squilibrati, da persone che non hanno le palle per mandare a fare in culo tutto e tutti per prendersi ciò che vogliono e ciò che desiderano, poi col tempo ho capito che il mio punto di vista era completamente errato, fare quello che ha fatto lui è forse una forma d’amore senza confine, ha scelto di sacrificare se stesso piuttosto che mandare a puttane una famiglia, la sua… e stravolgere la vita di una donna che aveva fatto altre scelte e che forse nemmeno corrispondeva questo amore, tenere questo amore dentro la propria testa, tenerlo come un sogno in cui perdersi ogni qualvolta hai il desiderio di farlo era sicuramente uno dei suoi tesori più grandi.
Dopo avermi detto queste parole ha deciso che doveva scaldarsi la carne che gli era stata lasciata pronta su una pentola.
Ovviamente era troppo facile scaldarla direttamente sul fuoco, quindi ha riempito una pentola con due litri precisi di acqua , ha preso carta e penna ed ha segnato a che ora ha acceso il fuoco, poi ha messo sopra la pentola con la carne, si è segnato che il bruciatore era da 3 kw come se nulla fosse con l’obiettivo di calcolare in maniera approssimativa in quanto tempo sarebbe arrivata alla temperatura ideale….per fortuna è intervenuta mia moglie e semplicemente ha messo qualche fettina di carne nel piatto e l’ha scaldata nel microonde…mi aspettavo che si segnasse 900watt per 60 secondi…ma non l’ha fatto.

 

 

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8 pensieri riguardo “Il genio e la stronza

  1. Hai descritto mia nonna. Solo che lei non era una stronza ma anaffettiva, così come lo era mio nonno. Forse erano anche tempi diversi, tra tutto il parentame di quella generazione mi chiedo davvero chi si è sposato per amore.

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      1. si secondo me comunque l’evoluzione della società indipendentemente dalla tecnologia ha (fortunatamente) cambiato questo modo bigotto di vedere i rapporti, anzi direi che siamo passati forse all’estremo opposto in certe situazioni.

        Liked by 2 people

  2. Dopo un post come il tuo la mia domanda appare meschina, ma è difficile commentare quanto ci hai svelato e invece è molto più semplice far parlare la curiosità che ne è nata: siete poi riusciti a mettervi in contatto con la Giuliana..?

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    1. No, la vita di mio nonno dopo la morte di mia nonna è cambiata per tutta una serie di eventi, in quel momento avevo 19/20 anni quindi non ho dato molta importanza alla cosa convinto che fosse solo uno sfogo o comunque qualcosa del genere, ti dico solo che a mia madre (che sospettava qualcosa) l’ho raccontato forse un paio di anni fa.

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