La guerra della carta

Ogni volta che arrivava il compleanno di mio nonno era un dramma.
Come ho già raccontato nel primo post relativo a questi ricordi, mio nonno era una persona dedita allo studio, fino all’ultimo.
Il 90% dei ricordi che ho di lui sono legati alla sua stanza dove passava le giornate chiuso a studiare, a dare ripetizioni a fare i suoi calcoli.
I miei nonni non ho ricordi abbiamo mai festeggiato un compleanno, ne loro, ne di nessuna delle loro figlie, manco che manco dei nipoti.
La despota di mia nonna credo si limitasse a fargli gli auguri al mattino, senza un abbraccio, senza un bacio, senza un regalo (forse al massimo uno dei sui cazzutissimi maglioni fatti ai ferri) con questo non voglio dire che mio nonno la coprisse di attenzioni forse sotto questo profilo si contendevano la stronzaggine.
Fatto sta che mia madre ci accompagnava a trovarli in occasione dei compleanni e ogni volta era tutto un programma.
Dunque secondo mia nonna, mio nonno doveva ricevere regali che comunque le permettessero di risparmiare, quindi era gradito generalmente l’abbigliamento, al contrario a mio nonno dell’abbigliamento non gliene fregava una benemerita mazza.
Quindi si preparavano doppi regali, una volta arrivati prima di entrare mia mamma mi dava un pacchetto di sigarette poi lei suonava il campanello ed entrava dal cancello principale, in modo da distrarre mia nonna e tenerla impegnata, io invece saltavo il cancello grande per correre come un ninja sul retro, generalmente entravo per la finestra del bagno che non so per quale motivo tenevano aperta estate ed inverno oppure dalla porta della lavanderia, ma la cosa era rischiosa perchè aveva una di quelle maledette maniglie a pulsante che fanno sempre rumore, c’era anche la possibilità di entrare dalla finestra dello studio del nonno, ma ci aveva messo la scrivania davanti e sapevo che per aprirla avrebbe fatto il disastro.
Una volta entrato, quatto quatto (manco fossi stato un ladro) andavo nello studio dove il nonno era sempre immerso nelle sue formule o nelle sue letture incomprensibili, mi accoglieva sempre con un bel sorriso ed uno sguardo che solo un gigante buono di 100 kg  poteva avere.
Ovviamente sapendo già come funzionava la cosa mi faceva nascondere il regalo nell’armadio che conteneva tutti i suoi libri (unico posto dove mia nonna non avrebbe mai e poi mai messo mano) e poi mi faceva segno di scappare fuori veloce, tornavo quindi a saltare il cancello e come nulla fosse suonavo il campanello.
Entrato salutavo la nonna e davo il pacchetto di sigarette a mia mamma, per giustificare il fatto che fossi arrivato dopo ormai utilizzavamo il piano collaudato del tabacchino, cioè che mi aveva sganciato a comprarle le sigarette e poi la raggiungevo a piedi.
Poi correvo in studio a salutare il nonno come nulla fosse.
E’ un bel ricordo però ancora più bello è il ricordo di cosa regalavamo a mio nonno di nascosto.
Il regalo misterioso generalmente nascondeva una stecca di sigarette….Zenith oppure HB…in quanto mia nonna (più per non spendere che per la salute) gli dosava giornalmente ma soprattutto risme di carta A4 e scatole di penne Bic.
Si, la carta per mio nonno era un vero problema, scriveva ovunque, qualsiasi ritaglio di carta bianco ci fosse era suo, le pubblicità che arrivavano per posta, le buste delle bollette, tovaglioli, qualsiasi cosa perchè non era pensabile spendere soldi per comprare carta e lui era sempre carente, una risma di A4 era per lui come se ad un uomo comune avessero messo davanti una ventenne mozzafiato nuda che gli sussurrava all’orecchio “fai di me ciò che vuoi”.
Anche le penne erano una manna piovuta dal cielo, ho il ricordo sulla sua scrivania di contenitori (generalmente quelli dei cotton fioc) pieni zeppi di penne esaurite, scariche, vuote, spolpate ma che lui teneva li sperando che piano piano qualche goccia di inchiostro scendesse fino in punta e gli potesse dare ancora qualche minuto della propria vita.

zenith e hb.jpg

 

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