Pellegrinaggio

Un pellegrinaggio (dal latino peregrinus, “straniero”) è un viaggio compiuto per devozione, ricerca spirituale, o penitenza, verso un luogo considerato sacro.

La definizione di pellegrinaggio indica un particolare tipo di viaggio, andare finalizzato, in genere lungo percorsi prestabiliti. Il tempo dedicato al pellegrinaggio si traduce in un tempo che l’individuo stralcia dalla continuità del tessuto ordinario della propria vita (luoghi, rapporti, produzione di reddito), per connettersi al sacro.

Il termine proviene dal latino peregrinus, da per + ager (i campi), dove indicava colui che non abita in città, quindi lo straniero, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione ridotta.

(fonte Wikipedia)

Eppure io, da non credente, nello spirito mi sento un pellegrino.
Si, credo che la definizione di pellegrino riportata su Wikipedia sia incompleta, perchè ormai il pellegrinaggio, la scelta di fare un viaggio a piedi non ha più solo un riscontro religioso, anzi forse negli ultimi anni è stato sorpassato dal fattore personale, dalla scelta della persona di affrontare una sfida per poter stare un pò con se stessa, per poter ritrovare pace, ragione, entusiasmo, risposte che la routine solitamente mette a tacere o non ci permette di affrontare (o forse abbiamo bisogno della scusa di un viaggio per poterlo fare).
Alla domanda, ha mai fatto un pellegrinaggio la mia risposta è no, non l’ho mai fatto eppure soprattutto negli ultimi periodi ho spesso la testa su questa cosa e pur non avendolo mai fatto non ho di certo la pretesa di far parte di tale categoria, ciò nonostante mi sento molto vicino a questa categoria di persone.
Avessi la possibilità di intraprendere un cammino lo farei subito, ben consapevole del fatto che non si tratti di un viaggio di piacere, ma di un viaggio impegnativo, di fatica da portare a termine solo essendone veramente convinti.
Un’avventura del genere vuol dire non solo dedicarsi a se stessi, vuol dire anche avere il tempo per pensare, per progettare, per conoscere posti nuovi in una maniera diversa da quella che può essere dal finestrino di una macchina, carpirne gli odori, i rumori, vedere il mondo come si muove nella sua quotidiana normalità e non in un’occasione vacanziera dove tutto ha forme e modi innaturali, vuol dire vivere un territorio fino a farlo entrare nelle proprie vesciche, vuol dire condividere parole, sorrisi e lacrime con persone che non conosci, che sono diverse da te, che nella tua vita passano come meteore.
Vuol dire vedere montagne, campi coltivati, fiumi, sole e pioggia, vuol dire avere il fango attaccato sotto gli scarponi, vuol dire respirare la terra smossa dal vento, vuol dire raccogliere la propria vita e metterla in 10 kg di zaino da portarsi sulle spalle, vuole dire condensare tutto al minimo necessario per iniziare a capire veramente chi siamo.

Non correre, pellegrino
la felicità, ciò che dopo ricorderai,
non sta nell’alloggio ma nel cammino

 

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11 pensieri riguardo “Pellegrinaggio

  1. Mi è piaciuta molto questa tua definizione ” scelta della persona di affrontare una sfida per poter stare un po’ con se stessa, per poter ritrovare pace, ragione, entusiasmo, risposte che la routine solitamente mette a tacere o non ci permette di affrontare ” Non ne ho mai fatti personalmente perché, sbagliando, li ho sempre associati alla confusione, a tanta gente insieme ed invece il pellegrinaggio è tutta un’altra cosa e mi ci hai fatto pensare tu con questo post. Mi permetto di dirti che se ritorni con la mente spesso a questo pensiero…….devi cercare di realizzarlo perché evidentemente ne hai assoluto bisogno. Te lo auguro. 🙂

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    1. Ciao Lucetta, è un piacere risentirti…ti confido un segreto che tanto qui non ci legge nessuno.
      Qualche giorno fa mia moglie mi ha “ripreso” (e lo rifarà dopo aver letto che ti sto facendo questa confidenza…ahahahah) dicendomi che scrivo a volte in maniera troppo scurrile o comunque scrivo cose che magari tanti possono non condividere, io mi sono difeso spiegandole che la mia necessità è quella di scrivere quello che sento e come lo sento senza dove essere accondiscendente con nessuno perchè il fine di un blog non è quello di creare un personaggio ma di essere semplicemente se stessi.
      Alla fine mi ha detto “ma non vedi che anche la Lucetta che sempre ti scrive cose bellissime è da un pò che non ti bada…”…in effetti cosi dicendomi mi ha anche fatto emergere un lieve dubbio.
      Comunque si il progetto di un viaggio c’è, non sarà a breve termine perchè ho il desiderio di farlo con mio figlio ma devo attendere 3/4 anni che abbia la sufficiente maturità per vivere ed apprezzare un’esperienza del genere, nel frattempo mi alleno, mi informo e godo dei viaggi altrui.
      In realtà credo che dipende da come tu voglia affrontare il viaggio, se lo vuoi affrontare come un’esperienza da cui trarre momenti di baldoria e casino penso ci siano tutti i presupposti per farlo, ma credo che il rispetto che c’è alla base tra chi sceglie di fare un’esperienza del genere lasci anche lo spazio a chi vuole affrontarlo in solitaria di poterlo tranquillamente fare.

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      1. Come tu sei libero di esprimerti come vuoi e di non apparire diverso da quello che sei,(e questo lo approvo in pieno perché rifuggo dalle persone costruite) anch’io mi sento libera di leggere o no i post dei blog che seguo e di non commentare se non ho nulla da dire e non mi suscitano desiderio di commentare. Fatta questa premessa devo dirti che durante il periodo della quaresima molto importante,per me, credente, ho digiunato dalle parole e quindi non sono andata sui blog amici tranne su due che trattavano argomenti che mi aiutavano a vivere meglio il periodo quaresimale. Oggi sto facendo un giro da te per vedere se mi sono persa qualcosa d’interessante per me. Sarei meschinella se qualche parolaccia o argomento che non condivido mi inducesse a non venire più da te!!!! Le immagini, specie quelle della testata, sono fantastiche ed attraverso i post emerge una persona schietta, genuina,
        spontanea con una parte interiore che mi piace. A volte sono all’altezza di commentare ed altre volte no. Tutto qui.
        Ciao mio giovane amico, dimmi il tuo nome se vuoi, salutami tua moglie ed una carezza ai ragazzi se te lo permettono. A volte gli adolescenti sono restii alle affettuosità.

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      2. Che belli sti post….li adoro.
        I miei ragazzi devo essere sincero non sono restii alle affettuosità anzi a volte la necessità di contatto è talmente tanta da spazientirci, il grande inizia adesso a non voler essere coccolato in pubblico…ma ci sta.
        Spero tu abbia trascorso una buona Pasqua, per un credente è sicuramente un periodo importante e ricco di pensieri.
        Per la parolacce lo so….dovrei migliorare ma fanno parte anche quelle del modo d’essere di una persona….nasconderle non avrebbe molto senso.
        Le immagini della testata (tranne una) sono immagini dei posti che mi circondano e che andiamo a conoscere…alla fine è vero che abbiamo una meraviglia di cose anche senza dover attraversare il mondo.
        Grazie del tuo intervento, mi piace sempre leggerti.
        ps. mi chiamo Ruggero

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