Iroso – matricola 212

Oggi ci sono diverse cose di cui mi piacerebbe scrivere, c’è l’anniversario della morte di Mia Martini, c’è un nuovo murales che sta destando scalpore, c’è un’opportunità da parte del Demanio (di cui comunque scriverò perchè un’opportunità va diffusa…) e altro, ma c’è una storia che va raccontata, assolutamente.
Nel 2014 la mia provincia, Pordenone ha ospitato l’87a adunata degli Alpini, è stato un evento magnifico di cui a 3 anni di distanza ancora se ne parla.
Partiamo da un punto chiave, non sono un alpino.
Sono semplicemente un simpatizzante, simpatizzante non dell’alpino inteso come corpo militare ma simpatizzante dell’alpino come spirito e come morale, come individuo propenso al bisogno del prossimo, come persona orientata al principio di comunità e collaborazione.
Poi dell’adunata è sicuramente affascinante tutto l’aspetto goliardico e divertente che l’alpino in maniera intelligente, sana e umile sa offrire, non c’è da stupirsi se durante un’adunata trovate alpini che piangono, alpini che si consolano, alpini che mentre cammini ti prendono sotto braccio e ti offrono da bere o un qualche fetta di salame, ci sono alpini che sempre con educazione e rispetto fermano una bella ragazza per farsi due foto insieme, alpini che se vedono il tuo bimbo ti chiedono se possono prenderlo sulle spalle o metterlo sulla groppa del loro mulo.
Ieri per strada ho incrociato due Alpini con i loro muli caricati di botti e viveri che a piedi si sono incamminati per Treviso, dove li ho incrociati io mancavano ancora 60 km alla meta, niente di strano, è nel loro spirito.
Ora vi racconto una storia, perchè è una bella storia e perchè secondo me va raccontata.
La storia che vi voglio raccontare è quella di Iroso, Iroso ha 38 anni, classe 1979, fosse un uomo avrebbe 114 anni, ma invece parliamo di un mulo, l’unico ancora in vita ad aver svolto il servizio militare e sarà lui la vera star dell’Adunata del Piave.
Dopo l’abolizione della leva militare Iroso è stato messo all’asta dal Ministero della Difesa insieme agli altri muli militari, destinato a diventare carne da macello.
L’alpino Antonio De Luca, il quale non solo aveva bisogno di un’aiuto per trasportare la legna del bosco ma soprattutto perchè non poteva accettare che quei compagni finissero sul piatto di qualcuno sceglie di partecipare all’asta, base d’asta 500/600 mila lire a mulo, i macellai rilanciano ma non vanno oltre le 700mila, lui rialza e alla fine spendendo una ventina di milioni ne salva da morte certa 13, dietro di lui un tenente in servizio tal Vicentini il quale lo sprona.
Nella notte riceve una chiamata da Vicentini che dice di essere venuto a scoprire che 3 muli comprati da un fantomatico  contadino sono destinati al macello, in piena notte partono per andare a salvarli, quando arrivano per uno ormai è tardi, quella notte c’era anche il tenente De Biasi, il quale disse a De Luca di rilanciare a qualsiasi prezzo che poi i soldi li avrebbero trovati, e cosi fù, gli alpini della caserma D’Angelo rinunciarono alla loro decade, la paga del soldato, fino a racimolare i soldi necessari per saldare il debito.
Di tutti quei muli oggi l’unico ancora in vita è Iroso.
In guerra i muli servivano per trasportare qualsiasi cosa, armi, provviste, materiale medico, perchè il mulo può trasportare fino ad un terzo del suo peso.
Iroso è cieco da un occhio e dall’altro ci vede poco, se il suo compagno alpino ci passa di fianco senza badarlo lo chiama.
L’accoppiata Alpino-mulo è inscindibile, è un rapporto che ha legami che nascono ancora alla fine del 1800 quando nasce il corpo degli Alpini.
Capite quindi che Iroso diventa un simbolo, diventa quell’amico, quel compagno che ci è sempre stato a fianco durante la guerra, durante il lavoro senza mai chiedere nulla in cambio se non un pò di fieno, qualche carota e qualche mela.
Iroso non è un Alpino, Iroso è l’Alpino per antonomasia.
Vi basti capire che c’è gente da tutta Italia che chiama per sapere come sta.
Ed in tempi dove si fanno due giorni di coda fuori dal negozio per comprare il nuovo iphone, in tempi dove il migliore amico lo si conosce via facebook senza magari averlo mai incontrato, dove si versano soldi a presunte associazioni animaliste per essere a posto con la propria coscienza ma poi se vediamo un cane investito tiriamo dritto senza fermarci, in tempi dove l’unico posto dove potremo pensare di avere un mulo perchè ci sembra simpatico è sullo sfondo del monitor, proprio in questi tempi bisogna apprezzare e bisogna imparare quanto alcuni legami possano essere forti, possano essere importanti, possano essere indispensabili per ritrovare una dimensione che forse abbiamo smarrito, perchè quando Iroso non ci sarà più di lui non resterà solo lo zoccolo con  la sua matricola, Iroso 212.

 

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