Le parole buttate nel cesso….alla fine arrivano al mare.

No, non penso a quelle che vengono scritte nei cessi dell’autogrill, sui muri dei cavalcavia, sui vagoni dei treni o sui volantini che gli indiani in bicicletta infilano dentro le cassette della posta, penso a tutte quelle che ho scritto, che leggo, che vengono lette e che vengono dimenticate, penso a quelle che leggo in altri blog, scritte da persone come me che hanno voglia di raccontare e di raccontarsi, penso alle parole che spesso vengono scritte con fatica, con dolore, con ironia, con passione per essere lette una sola volta e poi abbandonate.
Succede anche con i libri no o con le canzoni no?
Una bella canzone, con un bel testo è bella sempre, un libro scritto bene con una bella storia è bello sempre.
E’ strano quindi come il tempo possa essere uno dei peggiori nemici delle parole, come la memoria possa essere un altro acerrimo rivale e come l’incapacità di saper apprezzare certe frasi, certi pensieri che ognuno dovrebbe fare propri perchè in essi rivede se stesso, le proprie azioni e le proprie scelte possa avere la meglio e farsì che tutto finisca nel cassone degli zero e degli uno.
Spesso penso che sarebbe bello organizzare delle letture, leggere articoli di argomenti a caso che gente a caso a scritto a caso in un periodo a caso, riflessioni a caso, incazzature a caso, poesie a caso, progetti a caso, sogni a caso, paure a caso, situazioni a caso per ridar vita ad articoli privi di futuro, sarebbe bello inserirli in un contesto teatrale, in uno scenario artistico, sarebbe bello poter raccogliere questa enorme enciclopedia di esperienze, stamparle e appenderle sugli alberi dei sentieri, delle vie di pellegrinaggio, sui muri delle discoteche, stamparle sui sottobirra, nei cartoni del latte…i cartoni del latte, in america sul cartone del latte un lato lo dedicano a sensibilizzare le persone nell’aiuto alla ricerca delle persone scomparse, noi abbiamo 4 lati stampati di marchi, di ingredienti, di normative, di leggi, di simboli, ma servono sul serio 4 lati per tutto questo?
Su uno non possiamo stampare i pensieri dei blogger che hanno cose da dire? Quanto sarebbe bello la mattina mentre fai colazione invece di star li a fissare un cartone insignificante aver la possibilità di leggere una poesia, di leggere un’ode alla vita, di leggere di un’esperienza di viaggio, non possiamo fare che mentre i sofficini si cuociono tu possa leggere sulla loro scatola un’aforisma, una frase famosa, la spiegazione di un quadro o di una scultura, un’informazione su una città o su una cura medica, che tu possa tagliare quel pezzettino di cartone e appiccicarlo sul frigo, non possiamo sulle scatole dei cereali stampare uno smile, una striscia comica, una barzelletta che ti aiuti a sorridere fin dal mattino?
Non possiamo fare che se arrivo in ospedale non ci siano solo manifesti deprimenti sulla prevenzione, sulla diffusione delle malattie, statistiche sulle tregedie umane ma ci siano i sorrisi di persone che sono guarite, poesie di chi la malattia l’ha vissuta sulla propria pelle, storie di chi magari ha perso qualcuno ed in suo nome ha fondato associazioni o aiuta in qualche modo, Patch Adams insegna su questo argomento.
Invece no, l’Italia tra i suoi patrimoni ha quello di avere persone ricche dentro con la voglia di far esplodere tutte le proprie emozioni di coinvolgere ed essere coinvolte, un patrimonio che viene narcotizzato dal web, dai social, dai blog, un patrimonio che la gente esprime tramite questi mezzi senza essere consapevole che comunque tutto resta dentro le mura della tecnologia, spegni il pc il tuo pensiero sparisce, dimentichi di pagare la bolletta della connessione le tua parole non ci sono più, è lo svincolo dalla semplicità di propagazione che offre internet che ci rende schiavi, per quanto non lo ammettiamo scriviamo e pubblichiamo perchè abbiamo bisogno di consensi e di confronti, e con like e commenti  la rete offre subito tutto questo, con il rapporto diretto con persone vere diventa più difficile e quindi iniziamo a stampare ciò che scriviamo o scriviamolo a mano ancora meglio e volutamente dimentichiamocelo al bar, sul tram, appendiamolo alla porta di un negozio, infiliamolo in una cassetta della posta a caso, regaliamolo ad un turista giapponese, mettiamolo in una bottiglia e lanciamolo in mare, infiliamolo sotto la porta del centro per anziani, oppure costruiamo una free personal little library dove non condividiamo i libri degli altri, ma solo le cose che scriviamo.
E’ fuori che bisogna guardare, non lo schermo.

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