Quando compravo le sigarette di nascosto.

Andare a ripetizione non mi è mai piaciuto.
In matematica sono sempre stato un disastro, non mi piaceva, non mi interessava, non la capivo, ho sempre fatto i conti a modo mio, arrotondando alla decina o al centinaio sopra e sottraendo la differenza, se dovevo fare 47+76 io facevo 50+80-7 e tutti mi hanno sempre dato contro perchè non era un metodo logico per far di conto, poi con gli anni le cose sono cambiate ed oggi lo insegnano a scuola ai miei figli questo sistema, i famosi amici del 10.
Sono passati 30 anni, i conti li faccio ancora cosi.
Ero alle medie e mia madre insisteva per mandarmi a ripetizioni da mio nonno, nonostante come ho detto non fossi molto predisposto ci andavo abbastanza volentieri per il semplice motivo che mi piaceva andare nel suo studio.
Quella era l’unica stanza di casa dove l’arpia di mia nonna non avesse dominio, era il paradiso del nonno (non solo perchè la moglie ci girava largo) ma perchè li dentro c’era tutto il suo mondo.
Parliamo di una stanzetta modesta, con un tavolo in legno scuro il cui bordo era lavorato con la sgorbia ed una madia dello stesso legno ad ante grecate dentro al quale custodiva i suoi più inestimabili tesori, libri di matematica, di fisica, di chimica, di latino e di greco, forse anche qualche compendio di ingegneria civile ma che dopo essere andato in pensione aveva probabilmente accantonato.
La scrivania era anch’essa piena di libri, di carta scritta, ricordo di un contenitore in plastica di cottonfioc pieno zeppo di penne, ce ne saranno state non meno di una quarantina, tutte rigorosamente consumate ma che teneva li nella speranza che qualche goccia di inchiostro magari riuscisse ad arrivare ancora alla punta.
Poi nell’aria c’era sempre quell’odore di polvere che si accumulava sui fogli, quell’odore di libri vecchi quell’odore di ore spese a ragionare sulle formule e sulle teorie.
Lui si sedeva a sinistra, io a destra, vicino alla finestra.
Mi rifilava qualche espressione da fare e mi seguiva passo passo, per i primi 15 minuti poi iniziava a guardare  i suoi fogli, i suoi libri, lo chiamavo per chiedere aiuto quando non ero capace ad andare avanti ma lui era completamente assorto, ricordo chiaramente quando mi girai verso di lui per provare a capire cosa stesse leggendo ed il libro che aveva in mano era scritto in cirillico, un casino assurdo, scoprii anni dopo che non era d’accordo con la teoria di un matematico russo e che voleva dimostrare dove questi sbagliasse ed era talmente preso da sta cosa che non gli serviva leggere la spiegazione ma riusciva a seguire la teoria solo dalle formule.
Un giorno ricordo che chiese a mia madre (che al tempo faceva la segretaria negli Istituti superiori) se poteva mettere in bacheca un annuncio del tipo:
“Si fanno ripetizioni di matematica gratuite a studentesse di russo”
Attenzione, studentesse, era anziano, sposato con una stronza, quindi se poteva scegliere di rifarsi l’occhio….
Ovviamente la cosa non andò in porto, sembrava un messaggio per adescare donzelle.
Aveva necessità di tradurre qualcosa e non sapeva come fare finchè poi non so in che modo qualcuno gli dedicò qualche ora e riuscì a venire a capo del suo enigma.
Dopo mezz’ora di lezione mi dava una pacca sulla spalla, guardava la mia espressione irrisolta e mi diceva:
“ok è una lotta persa, inutile continuare a perdere tempo, ascolta fammi un piacere…”
Funzionava cosi, mi allungava 5/6 mila lire, io dovevo uscire per la finestra e senza farmi vedere attraversare il giardino, sulla rete dietro la siepe c’era un buco (fatto da lui appositamente), correre per duecento metri fino ad arrivare al tabacchino, comprare due pacchetti di sigarette, una manciata di Pip per me e tornare sempre come fossi un ninja.
Le sigarette finivano nascoste tra i libri nell’armadio.
Finita la nostra ora andavamo in cucina dove nel frattempo era arrivata mia madre a prendermi, la quale di nascosto mi passava un’altro pacchetto di sigarette per il nonno che io andavo a nascondere nell’armadio mentre lui le diceva che stavo migliorando e che con ancora qualche ora di ripetizione mi sarei rimesso in pari, ovviamente mentiva, ma almeno si teneva la porta aperta per eventuali forniture future.
Alla fine io in matematica non sono mai migliorato
Alla fine lui in matematica sicuramente andava meglio di me ma non mi ha mai chiesto come mai compravo due pacchetti e nell’armadio ne trovava tre
Alla fine quella che ci ha rimesso di più è sempre stata mia mamma, che faceva avanti ed indietro per portarmi, che spendeva i soldi per le sigarette, che doveva sopportarsi mia nonna e che non ha mai visto suo figlio portare a casa una sufficienza.

 

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