Spollina

Stanotte ho dormito qualcosa come 3 ore, non riuscivo ad addormentarmi, ho guardato un paio di puntate di una serie tv poi ho provato a dormire, niente da fare, ho riacceso la luce e mi sono messo il portatile sulle ginocchia per finire un paio di cosette, nel frattempo si era fatta mezzanotte inoltrata e tutti dormivano, tranne io.
Di sbadigli manco l’ombra cosi mi sono messo a leggere e mi sono innamorato.
Si mi sono innamorato all’una di notte.
E’ bello innamorarsi nel silenzio, quando tutti dormono ed è bello innamorarsi con un colpo di fulmine.

Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco


Hai dato il mio nome ad un albero? Non è poco
pure non mi rassegno a restar ombra, o tronco
di un abbandono nel suburbio. Io il tuo
l’ho dato a un fiume, a un lungo incendio, al crudo
gioco della mia sorte, alla fiducia
sovrumana con cui parlasti al rospo
uscito dalla fogna, senza orrore o pietà
o tripudio, al respiro di quel forte
e morbido tuo labbro che riesce,
nominando, a creare; rospo fiore erba scoglio –
quercia pronta a spiegarsi su di noi
quando la pioggia spollina i carnosi
petali del trifoglio e il fuoco cresce.

Mi sono innamorato del termine “spollina” e nello specifico di questa parola inserita in questo contesto.
“Quando la pioggia spollina i carnosi petali del trifoglio…”
Nella semplicità di queste parole c’è una dolce violenza, dolce perchè parliamo di pioggia di petali e di trifogli….violenza perchè sembra che la pioggia sia questo serial killer cannibale che a morsi spolpa la sua preda finchè ce n’è e questa preda è grassa e lei deve per forza mangiarne fino all’osso, smembrarla senza fermarsi finchè nulla più resta.
Montale è gettonatissimo nelle mie recenti letture di poesia, primo perchè usa termini d’un tempo o comunque ricercati sapendoli piazzare perfettamente nel contesto, vedi appunto spollina piuttosto che suburbio, ma soprattutto perchè l’insieme mi affascina…mi spiego, quando leggo una poesia può essere bella ma se noto che mentre la leggo ad alta voce mi viene voglia di metterci enfasi, di caricarla accentuando certe parole, sottolineando le pause o accelerandone il flusso allora mi conquista, se invece al contrario tende ad essere cantilenante o noiosa allora…si bella ma gli manca qualcosa.
Ovvio che nono sono nessuno per giudicare un grande poeta etc etc etc ma ognuno ha i suoi gusti ed i propri sistemi di valutazione.
Poi la cosa fighissima del Montale è che riesce sempre a far trasudare piacere, dolcezza o comunque bellezza in genere anche utilizzando parole il cui suono o il cui significato dovrebbe essere “pesante”…incendio, crudo, rospo, orrore, fogna, pietà…eppure se leggi la poesie è delicata e alla fine ti lascia un’immagine piacevole e non disgustosa, un’immagine dolce….quando alla fine di dolce c’è solo “al respiro di quel forte e morbido tuo labbro” dimostrazione di come nella nostra mente abbiano più peso poche parole “buone” rispetto a  tante parole meno apprezzabili.
Attorno alle tre poesia o non poesia sono riuscito a mandare affanculo anche Montale e sono crollato tra le braccia di Morfeo, peccato che quello stronzo avesse messo la sveglia poche ore dopo.

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