Giacomo Leopardi e sto cazzo di Infinito.

Non me ne vogliano gli amanti della poesia o coloro che considerano sacra la cultura classica Italiana, il titolo lo so…sembra un pò sacrilego ma c’è un perchè….c’è sempre un perchè.
A scuola hanno sempre avuto sto vizio maledetto di far di tutto per non farti piacere certe cose, io gli scrittori classici li detestavo, una palla assurda, una noia mortale, prose su prose, analisi del testo, tutto quello che era veramente la poesia passava in secondo piano schiacciato dalla struttura, dalla grammatica, dall’osannazione della figura dello scrittore.
E come tutte le cose….se non ti piacciono il tempo può passare finchè vuole ma non trovi mai la voglia o l’entusiasmo di provare a riaffrontarle.
Immagina di mangiare le lumache per la tua prima volta, già prevenuto visto il genere di cibo, è chiaro che se le assaggi e sono state spurgate male, cucinate peggio non le mangerai più per il resto della tua vita, al contrario se sono fatte bene e ti vengono presentate in un certo modo almeno viene inclusa la possibilità che possano piacerti, questo per dire che nel primo caso ti ritrovi davanti solo un burrone nel secondo caso un burrone ed un sentiero e poi va beh si vedrà che strada percorrere ma almeno abbiamo ridotto il rischio.
Ricordate la Divina Commedia, Romeo e Giulietta, il Decamerone…tutti testi che poi magari riaffrontati anni dopo la scuola possono venir gustati in maniera diversa….I Promessi Sposi….no scusate…I Promessi Sposi restano una rottura di palle infinita a qualsiasi età e con qualsiasi entusiasmo li si affrontino….
Per la poesia per me è stato un pò cosi….si sono concentrati a farmi entrare in testa più la vita del poeta e la forma con cui egli componeva che non il senso della poesia in se e oggi se mi ritrovo davanti una poesia classica non giro pagina ma ne approfitto per provare a trovargli quel gusto che non sono mai riuscito a provare.

Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare

Questo è l’esempio perfetto per descrivere cose c’è dietro ad una poesia.
Leopardi se ne sta sul monte Tabor in quel di Recanati e la vista è ostacolata dalla presenza di una siepe, proprio questa siepe si trasforma in un ostacolo che però gioca a suo favore perchè è vero che non gli permette di guardare oltre ma gli permette di immaginare cosa ci sia, mettendoci dentro il silenzio dell’uomo ed i rumori della natura, mettendoci dentro l’immensità dello spazio che si cela dietro la siepe che fa da muro lasciando cosi percepire la grandezza di ciò che possiamo trovare, di ciò che possiamo immaginare, di ciò che sarà il nostro futuro.

 

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6 pensieri riguardo “Giacomo Leopardi e sto cazzo di Infinito.

  1. Perfettamente concorde! La scuola (in particolare il liceo) ha “ammazzato ” molte delle mie passioni, ha sotterrato il mio estro e la mia creatività. Mi sono riappropriata dei miei “talenti” e delle mie inclinazioni dall’ università in poi. L’Infinito di Leopardi resta la mia preferita (nonostante la noiosità che fu del mio prof. di italiano)

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  2. Ho adorato Dante perché la mia professoressa sapeva spiegarlo come Benigni. Cioè al di là dell’analisi grammaticale ti raccontava gli aneddoti, la storia dietro il personaggio che veniva raccontato nel canto, quello che era successo veramente e quello che la cronaca all’epoca raccontava e ricordo ancora la storia di Giangiotto Malatesta che in realtà si era sposato con Francesca per una ripicca al suo brutto aspetto. E così aveva tramato alle spalle del fratello (Paolo) per far metere insieme i due (Paolo e Francesca) e coglierli sul fatto per poi ammazzarli. Ad esempio non sapevo che Giangiotto fosse ermafrodite (non aveva sviluppato il membro maschile) ed oltre ad essere ripugnante era davvero cattivo. E’ che secondo me magari un poeta voleva dire tutto, ma anche nulla e magari oggi Leopardi sghignazza nella tomba per quanti cervelli fumano con il tentativo di interpretarlo. Ma amgari lui co st’infinito non voleva dire proprio nulla.

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