Miami Beach, Florida – Puntata 1

Ok come promesso cercherò di raccogliere in qualche post le avventure di questo viaggio, mi scuso già per la prolissità, ma vorrei diventasse magari una guida utile per chi volesse affrontare un viaggio simile ma soprattutto un raccoglitore di ricordi per quando la demenza senile farà capolino.

Partiamo dall’inizio, il viaggio è stato programmato in famiglia a febbraio 2018, inizialmente le mete candidate per le ferie estive dovevano essere tutt’altre, Irlanda, Scozia o paesi nordici ma il fattore economico alla pari ci permetteva un viaggio più azzardato quindi avendo già visitato la west coast abbiamo provato a spulciare per capire se la Florida potesse essere la meta definitiva.
Cercando di incastrare le ferie mie e di mia moglie con le date dei voli siamo riusciti a trovare un buon volo stranamente acquistato sul sito della British ma operato da Iberia, non mi risultava che inglesi e spagnoli andassero così d’accordo.
Partenza il 21 agosto da Venezia, siamo stati bravissimi (la mia consorte soprattutto) nel preparare le valigie, gli anni da camperisti ci hanno insegnato che metà di quello che porti via non lo usi ed il viaggio in America del 2015 ci ha insegnato quanto sia facile trovare lavanderia automatiche un po’ ovunque.
Le attese in aeroporto non ci hanno mai spaventato o forse l’esperienza con Ryanair dell’anno scorso nella quale abbiamo dovuto aspettare per non so quante ore ci ha temprati, anche i ragazzi oramai la prendono con filosofia, un po’ l’ausilio dei cellulari, qualche chiacchiera e la curiosità di guardare quanta gente strana ci sia in questi posti fa si che i minuti scorrano veloci.
In perfetto orario ci imbarchiamo per Madrid, due orette e venti e siamo a destino, li un paio d’ore d’attesa, giuste per spostarsi da un terminal all’altro (prima volta che transito per Madrid e l’aeroporto sembra essere enorme) e poi sempre in perfetto orario ci imbarchiamo con destinazione Miami.
9 ore di volo durante le quali io e Tommaso tra tv e chiudendo gli occhi siamo riusciti a non farci cacciare visto che risultiamo essere noi due (lui soprattutto) gli irrequieti della famiglia che faticano a stare fermi, Vera come da programma si è guardata un po’ di tele e poi si è addormentata e Natalia in parte è riuscita a dormire ed in parte si guardava attorno.
Arrivati al Miami Internationl Airport, siamo scegli ed abbiamo preso l’autobus che ci avrebbe portati a Miami Beach, presumibilmente nemmeno tanto lontani dall’Hotel.
In questi anni mi ero dimenticato di come funzionano gli indirizzi in America, dove le strade in un senso hanno un nome e quelle che le intersecano hanno un numero, avete presente quanto nei film sentite frasi del tipo “Ehi John ci vediamo all’incrocio da la Broadway e la ventisettesima” ecco, fatto sta che scesi dall’autobus non avevamo la più pallida idea di dove andare ed ormai era quasi buio, quindi semplice si ferma qualcuno e si chiede.
La prima cosa da dire è che a Miami Beach si parla molto più spagnolo che inglese quindi cascavamo in piedi visto che lo parliamo correntemente, troviamo un signore gentilissimo probabilmente del centro America il quale ci dice di aver avuto lo stesso problema appena arrivato ma che la cosa è semplici e ci indica la strada, circa 20 minuti a piedi (… e con le valigie), ringraziamo e ci incamminiamo.
Da subito sia io che Natalia iniziamo a nutrire qualche sospetto, in numeri della via iniziano a calare invece di crescere ma nessuno dice nulla e continuiamo a camminare.
Va detto che a Miami a fine agosto fa ancora molto caldo e l’umidità è tanta, quindi si suda parecchio, ad un certo punto ci fermiamo e proviamo a ragionare giungendo alla conclusione che il tipo che ci ha dato le indicazioni debba ancora capire bene come funzionano le strade.
Torniamo indietro, alla fine ci accorgiamo che l’autobus ci aveva scaricati praticamente a 30 metri dall’albergo dovevamo solo imboccare la direzione contraria, l’inizio la dice già lunga.
Entriamo in albergo e come varchiamo la soglia, pammm na mazzata di freddo tra capo e collo, nella disperata ricerca della meta ci eravamo dimenticati dell’uso esagerato dei climatizzatori, per chiunque voglia andare in America, sappiatelo il clima sarà il vostro peggior nemico (insieme al ghiaccio che troverete ovunque).
Facciamo il Check-in ed arriviamo in camera.
Ci è andata bene, la camera è pulita, spaziosa due bei letti matrimoniali, ci sistemiamo un po’, ci facciamo una doccia e ormai è ora di andare a nanna.
Il jet leg non ci perdona e alle 5 di mattino siamo praticamente tutti svegli, cerchiamo di perderci via un po’ con i telefoni scoprendo tra l’altro che la nostra nuova compagnia Iliad in America non funziona sebbene ci avessero garantito il contrario e cerchiamo di arrivare alle 7 ora in cui iniziano le colazioni, ci catapultiamo su un buffet semplice ma efficace per riempire sufficientemente i nostri stomaci affamati.
Dopodiché la voglia di esplorare è tanta e quindi partiamo in avanscoperta.
C’è da dire che volutamente abbiamo scelto un albergo a middle beach, quindi a metà dell’isola, la scelta è stata dettata da alcune cose lette su internet e cioè il fatto che nella parte sud, specialmente sulla zona di Ocean Drive, la via principale che fronteggia il mare e sulla sua parallela Collins Avenue la vita notturna è vivace, motivo per il quale Miami risulta essere gettonatissima dai festaioli comportando la difficoltà a dormire di notte causa rumori molesti, la zona su cui abbiamo puntato invece è più a misura di famiglie.
Ci dirigiamo verso il mare, 2 minuti a piedi, subito restiamo affascinati più che dal mare dalla vegetazione, ricca, verde, incolta il giusto da non far sembrare tutto troppo finto, prima di accedere alla spiaggia si attraversa il boardwalk un percorso pedonale bellissimo che costeggia tutta la spiaggia per gran parte della lunghezza dell’isola.
Diamo un’occhiata al mare, la sabbia è bianca e molto bella, scopriremo poi che la sabbia per Miami Beach è un problema non da poco, nel senso che l’oceano se la mangia, per anni si è provveduto a ripompare a riva quella depositata sui fondi ma la cosa ora non è più fattibile, quindi gran parte della sabbia presente arriva dalle Bahamas oppure da dalla macinazione di sassi di una miniera che dista a 160 km.
Siamo sfortunati, in questo periodo Miami è soggetta ad un’invasione di alghe, la Karenia Brevis, un’alga rossa con tossine fatali per la fauna che sta colpendo non solo la Florida ma anche gran parte del Caribe, compromettendo l’ambiente ed il turismo ovviamente.
La cosa non è bellissima in effetti, sperando che magari camminando un pò la situazione migliori imbocchiamo il boardwalk ed iniziamo a dirigerci verso South Beach.

boardwalk.JPG
Affascinano la casette dei bagnini sulla spiaggia, tutte diverse, affascinano tutte le persone che fanno sport, molti camminano, diversi corrono, qualcuno in bici, non siamo ai livelli che ci hanno propinato nei film per anni però insomma fa sempre effetto vedere quanta gente sia dedita all’attività fisica da queste parti.

Abbiamo camminato per un’oretta e mezza prima di arrivare verso il centro, che poi centro non è, sulla zona del Lummus Park, li la situazione mare era decisamente migliore, alghe per il primo metro ma poi era perfettamente pulito e devo dire che sebbene fossi deluso inizialmente la situazione è cambiata quando ci siamo inoltrati dentro un po’, acqua trasparentissima, colori meravigliosi molto simili a quelli che avevamo visto in Repubblica Dominicana, ci siamo concessi quindi un bel bagno rigenerante, abbiamo fatto un po’ di capriole e di tuffi come di consuetudine, non siamo tipi da mare, o meglio, non lo siamo tranne la piccola che sembra un delfino, è evidente che l’acqua è il suo elemento.

Poi ci siamo concessi una passeggiata per la Ocean Drive, abbiamo trovato una mostra di Britto e ci siamo catapultati dentro, è un tipo di arte che ci piace.

Quando sono stato per la prima volta a Washington nel 2005 ho scoperto questa catena di fast food che si chiama SubWay, in Italia so essercene uno anche a Milano, suppongo sia presente anche in altri paesi, ma li è diffusissimo, non dico alla pari di Mc Donald ma ce ne sono diversi, da allora il mio cuore paninaro è rimasto li soprattutto per il fatto che nel panino ci puoi mettere pure l’avocado di cui io e mia moglie andiamo ghiotti, quindi detto fatto ed un bel panino non ce l’ha tolto nessuno, pure i ragazzi hanno apprezzato.
Nel frattempo si è fatta quasi sera e decidiamo di tornare verso l’albergo per concludere la nostra prima giornata a Miami Beach.
Per muoversi ci sono diverse soluzioni, qui i servizi tipo Uber funzionano alla grande, ci sono le corriere ed i taxi, ma noi puntiamo a prendere il trolley, una simpatica corriera  gratuita che fa su e giù per tutta Miami Beach, scopriremo proprio in quest’occasione che non solo è facile da prendere ma quanto sia comoda per muoversi velocemente (ovviamente esageratamente climatizzata altrimenti non ci piace)

trolley.png

Il primo giorno è andato, la tensione del viaggio si è affievolita e capiamo che la scelta è stata azzeccata, ora non resta altro che spassarcela.

A breve il prossimo episodio.

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