La commercializzazione dell’arte

Quanto sia giusto trasformare l’arte in un business sia esso come forma d’investimento o come egoismo personale non lo so, forse nessuna opera dovrebbe avere un proprietario se non l’autore.
Banksy, noto artista a writer presumibilmente di Bristol la cui vera identità ancora oggi è avvolta nel mistero sebbene alcuni nomi siano stati ipotizzati, è sicuramente di quest’idea, l’arte è di tutti, è pubblica, l’arte deve essere accessibile a tutti.
Consapevole del valore delle proprie opere Banksy ha architettato un piano per  protestare appunto contro questo sistema di privatizzazione dell’arte.
Qualche giorno fa un suo celebre dipinto “la bambina con il palloncino” è stato battuto all’asta da Sotheby’s per la modica cifra di oltre 1 milione di sterline, corrispondenti a 1,18 milioni di euro, qualche istante dopo che il mattatore ha chiuso l’asta all’interno del quadro s’è azionato un meccanismo che lo ha distrutto, triturandolo.

Su Instagram appare un video nel quale l’artista spiega come anni prima su quel quadro avesse installato un sistema per distruggere il dipinto nel caso fosse finito all’asta.
Si suppone che Banksy fosse presente all’asta per poter azionare il dispositivo di autodistruzione, se non lui qualcuno che lo rappresentasse ma ovviamente, non c’è stato modo di identificarlo e cosi l’identità di questo artista continua a restare avvolta nel mistero.
Ovviamente l’autodistruzione del quadro è servita come forma di protesta alla commercializzazione dell’arte, episodio unico nel suo genere che cosi si presume abbia fatto triplicare il valore dell’opera rendendola ancora più appetibile (e con tutta probabilità facendo fare un super affare al nuovo acquirente).

Di fatto una protesta è servita non a sortire l’effetto desiderato ma ad amplificare il motivo per la quale era stata ideata.
Quindi la domanda è: dove finisce l’arte?
Finisce con la realizzazione del dipinto e basta oppure prosegue anche con lo spettacolo della sua mutilazione? oppure è finita definitivamente rovinando il quadro? e dove inizia l’arte? con la prima riga tracciata sul foglio o con la premeditazione di programmarne già la distruzione?
Chi ha il potere di dire cosa è arte e cosa no? e con quali criteri, con quali capacità con quale gusto? Abbiamo considerato arte la merda d’artista di Piero Manzoni ed abbiamo cancellato graffiti milionari, l’arte è un mondo del quale probabilmente non capiremo mai quanto ne facciamo parte seppur in qualche modo ne facciamo parte un po’ tutti.

 

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3 pensieri riguardo “La commercializzazione dell’arte

  1. L’arte può essere tutto: pura bellezza, preghiera, denuncia sociale, mutamento, sentimento. Arte è tutto quello che fa pensare, non importa se parliamo dei graffiti preistorici, dei tagli di Fontana o delle opere di Bansky, o addirittura della merda di Piero Manzoni, Proprio er questo, come dici tu, le nostre vite non possono prescindere dall’arte. E Bansky fa pensare parecchio, qualunque cosa faccia, e al di là dei soldi che può guadagnare con i suoi lavori. Grazie di averne parlato

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