Gli anni del ragù

Lo so che il titolo potrebbe sembrare la presa per il culo della canzone di Max Pezzali:

Gli anni d’oro del grande Real
Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
Gli anni delle immense compagnie
Gli anni in motorino sempre in due
Gli anni di “Che belli erano i film”
Gli anni dei Roy Rogers come jeans
Gli anni di “Qualsiasi cosa fai”
Gli anni del “Tranquillo, siam qui noi, siamo qui noi”

….ma no…tranquilli….il titolo non ha nulla a che fare con gli 883.
Se vogliamo cercare però un pochino più a fondo un legame potremo trovarlo, si perché volevo rinfrescare un ricordo che riguarda proprio quegli anni li.
Sabato ho preparato il ragù, ne ho fatto un pentolone, buono il ragù.

Mi ricordo che quando da piccolo sentivo il profumo nell’aria, correvo in cucina e di nascosto ci pucciavo dentro qualsiasi cosa, pane, crackers, grissini ovviamente senza farmi beccare da mia madre che s’incazzava come una bestia.
Sabato ho preparato il ragù, ne ho fatto un pentolone, buono il ragù.
Mentre lo cucinavo e mentre mi riaffiorava questo ricordo aspettavo a vedere se dalla porta della cucina arrivasse qualcuno, niente, viviamo in una generazione che non apprezza il ragù evidentemente, anzi ho quasi l’impressione che trovi più sprezzante l’idea che il suo odore ti impregni i vestiti del piacere che può riceverne facendo scarpetta.
E’ vero l’odore del ragù è micidiale, è come il sudore di qualcuno che non si lava molto spesso, quando cammini lasci una scia di pomodoro, soffritto e carne macinata che se chiudi un po’ gli occhi ti sembra persino di vederla, eppure non ho ricordi di amici che mi abbiano puntato il dito perché odoravo di ragù, non ho ricordi di aver mai fatto presente nemmeno io a qualcuno che odorava di ragù, anche perché con molta probabilità se ne avessi sentito l’odore l’avrei esortato a portarmi a casa sua a raschiare il pentolone.
La realtà è che oggi lo prepariamo, aspettiamo che si raffreddi, lo mettiamo nei bicchieri di plastica e lo cacciamo in congelatore in modo da averne una scorta, quando una volta lo si faceva al bisogno.
Una volta le mamme avevano il tempo per cucinare e se per alcune mamme il tempo scarseggiava c’erano le nonne, oggi non è più cosi, il tempo non c’è, il tempo ha sentito il puzzo di ragù ed ha visto bene di darsela a gambe.
Oggi le mamme lavorano e quando non lavorano, tra la scuola dei figli, i compiti, lo sport e gli impegni di tempo non ne hanno più, non ne hanno per se stesse figuriamoci per cucinare, le nonne non sono più le seconde mamme, le nonne fanno nord walking, zumba, parapendio, contorsionismo, kobujutsu, corrono con i kart, bungee jumping, badminton, curling, yoga acrobatico, le youtubers, qualcuna di loro fa pure la cantante trap.
E il ragù? Chi lo fa il ragù?
Abbiamo imboccato una direzione, che per carità, possiamo anche chiamarla benessere, possiamo chiamarla comfort, possiamo chiamarla come vogliamo, ma è veramente la strada corretta? è veramente giusto non avere più tempo per nulla? non concedere del tempo per se stessi? per cucinare? per leggere? per passeggiare? per scattare fotografie? per chiacchierare di cavolate? per guardare un tramonto? per mangiare un gelato seduti su una panchina? per ascoltare un po’ di musica mentre cantiamo con il manico del mocio fingendo d’essere a Wembley? per una partita a dama? per berci un gin tonic seduti in giardino? per guardarci un film? per disegnare? per provare a seguire un corso di qualcosa? per uscire una volta con gli amici? per farsi il solletico con i figli sul lettone? per andare a guardare le vetrine dei negozi?
No oggi non funziona più cosi, non cuciniamo perché compriamo pronto, non leggiamo perché siamo talmente stanchi che ci addormentiamo alla seconda riga, non passeggiamo perché usiamo il tapis roulant o la balance della wii, non scattiamo fotografie perché con sti maledetti cellulari le scattano gli altri per te, non chiacchieriamo parlando di cavolate perché le abbiamo già sparate tutte su facebook, non guardiamo un tramonto perché a quell’ora fanno Grey’s Anatomy, non mangiamo il gelato perché contiene lattosio, glutine, zucchero, polifosfati, tetraidrosolventi, zirconio e uranio, non cantiamo perché non sappiamo più scegliere cosa ascoltare bombardati da young signorino, sfera ebbasta, capo plaza, fedez, dark polo gang, tadua, izi, rkomi, enzo dong che ci propinano solo violenza, droghe, puttane, inettitudine allo stato puro, non giochiamo a dama perché nessuno se la ricorda più la dama, il gin tonic andiamo a berlo chiusi in un bar invece che in giardino all’aria aperta, non guardiamo film perché film belli non ne fanno più da anni, non disegniamo perché non sappiamo più disegnare, non seguiamo corsi perché spendiamo i soldi per bere il gin tonic al bar e non vogliamo darli a qualcuno che magari qualcosa potrebbe insegnarci, non usciamo con gli amici perché d’altronde chi cazzo me la fa fare di uscire quando posso vederli con una videochiamata, non ci facciamo più il solletico con i figli perché ci guardano male se abbiamo un atteggiamento che non sia convenzionale, non andiamo a vedere le vetrine perché i cinesi le vetrine non le sanno fare.
E il ragù? Il ragù chi lo fa?

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11 pensieri riguardo “Gli anni del ragù

  1. Su tantissime cose concordo con il tuo pensiero, ad esempio sulle mamme che non hanno più tempo o voglia di cucinare. Sui cellulari che rubano tempo alle persone senza che loro se ne accorgano. Non sono d’accordo sulle nonne visto che io l’ho fatta a tempo pieno fino all’età dell’asilo, ora la faccio quando si ammala, è quando c’è bisogno del mio aiuto. Il mio tempo lo gestisco per la passione della fotografia

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      1. Comunque hai ragione, su quasi tutto, il tuo articolo mi piace molto, hai la stoffa dello scrittore. Ci vogliono le provocazioni per “ provocare reazioni è magari smuovere la coscienza di chi le ha messe da parte per mancanza di tempo. Il tempo è prezioso anche perché non sappiamo quanto ne abbiamo. Per quanto riguarda il ragù credo che sia il sugo più buono è copiato nel mondo.🍝👌👍🥰

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