Bilanci e bilance

Oramai le ferie Natalizie sono finite.
Il mio ultimo post risale a quasi un mese fa.
E’ stato un periodo strano, non ho percepito per nulla lo spirito che queste feste generalmente portano con se, fare e disfare l’albero è stato asettico, ho provato a stimolare il tutto con la solita compilation di Jingle Bells e Tu scendi dalle stelle, niente da fare, tracciato piatto.
Cenone della vigilia, pranzo il giorno dopo, capodanno, epifania, nulla è riuscito a smuovere questa sensazione di sfocatura dalla realtà, ho fatto il mio dovere, ho sorriso, ho giocato se necessario di ipocrisia (come tutti d’altronde), ho chiacchierato, ho cercato se non altro per i miei figli di essere il me stesso di sempre eppure dentro, il ghiaccio, nonostante le temperature di questo inverno siano le più miti degli ultimi decenni.
Al solito esame di coscienza ho cercato a chi dare la colpa, quindi prima se l’è beccata la stanchezza, poi la condizione sociale, poi il consumismo e tutti i soliti motivi che possono portare a non essere euforici per questo periodo di festa.
La realtà è ben diversa…..
No aspetta, non so quale sia la realtà, so semplicemente di aver capito che quelli appena elencati non sono i motivi per i quali mi sia sentito cosi dissociato.
Il fatto che preferisca la vita eremitica, che sia sociopatico, che la mia intolleranza nei confronti della persone sia a livelli oramai incontrollabili di certo fa la sua parte ma non credo possa essere l’unica causa…..
Probabilmente è un non stare bene con me stesso….qualche chilo che non riesco (e non ho voglia) di buttare via, qualche idea che non decolla e oramai lo sappiamo bene tutti che i progetti che si protraggono da anni senza mai prendere il volo si trasformano in ossessioni che mai vedranno la luce, una stanchezza psicologica oramai cronica che mi fa perdere colpi, il cedimento a fare cose inutili piuttosto che faticare per ottenere mezzi risultati.
Sto cercando di fare un po’ un punto della situazione, il fatto che la cosa succeda a cavallo di un nuovo anno pensavo fosse una coincidenza invece forse è proprio dettata dal fatto che viviamo talmente organizzati e programmati, vittime delle scadenze, del tempo e degli orari che attendiamo dei segni ben distinti per prendere certe iniziative.
Ultimamente mi sono fissato che per quanto necessario sia lavorare sia diventato cosi logorante, non dal punto di vista psicofisico, quanto più per la sottrazione del tempo di vita di una persona, iniziamo a lavorare a vent’anni per finire a sessanta e passa per almeno 8 ore al giorno.
Non solo ci ritroviamo a dover impegnare le 8 ore migliori della giornata al lavoro, ma dobbiamo farlo anche per gli anni migliori che abbiamo.
Lo so che quanto sto scrivendo è scontato e somiglia ad una grossa lamentela, ma la cosa che tu voglia o no ha il suo peso, almeno per me, almeno in questa fase della mia vita, almeno ora.
Quindi questo succede, che ad un certo punto ti imponi di fare un bilancio, che ad un certo punto entri nel tunnel della consapevolezza, che ad un certo punto devi fare delle scelte, se vuoi ritrovare una forma di serenità, se vuoi trovare un nuovo equilibrio, se vuoi stare bene con te stesso questo devi fare, scegliere a cosa rinunciare, perché dai a qualcosa bisogna per forza rinunciare.
Si, ho già chiaro a cosa rinuncerò.
Rinuncerò ad intraprendere nuovi progetti per poter portare avanti bene quelli che ho già in essere, rinuncerò a perseverare per mantenere in piedi certi rapporti che da oggi saranno semplicemente quel che saranno e non più una forzatura o una cosa per la quale lotterò, rinuncerò a fare molto di più di quello che mi compete professionalmente parlando, rinuncerò a sforzarmi di fare cose in quei giorni in cui quelle cose non ho voglia di farle, rinuncerò a pormi dei limiti o dei confini, rinuncerò a dire sempre di si, rinuncerò a credere che quello che scrivo possa magari interessare a qualcuno (perché nel tempo ho imparato a capire che scrivere è una cosa che fa bene a me e non agli altri), rinuncerò a dover rimostrare qualcosa da chi si aspetta che io lo faccia, rinuncerò a non essere mai contento di come faccio le cose perché mi sono reso conto di quanto più affascinanti siano i piccoli difetti che le grandi cose noiosamente perfette.
Detto questo credo vadano anche dette le cose per le quali nel 2019 voglia più che mai lottare.
La mia famiglia innanzitutto, sembra mieloso e scontato, ma no, nel 2019 credere nella propria famiglia di scontato ha ben poco direi, credere nella razionalità e nell’amore che mia moglie ogni giorno non dimentica di regalarmi, nella bontà a prescindere di mio figlio adolescente, negli abbracci e nei baci che mia figlia mi offre.
La casa, ho sempre creduto che la casa fosse non solo un simbolo, ma un mezzo d’unione per la famiglia, abbiamo dedicato tutto il nostro lavoro alla casa, ma è tanto faticosa la costruzione quanto la manutenzione, quindi nonostante gli ultimi anni siano stati rivolti ad altri progetti quest’anno sarà dedicato alla casa.
Nel personale invece continuerò il mio progetto di avvicinamento alla scrittura con i ragazzi adolescenti del mio paese, lavorerò su questo Blog perché mi piace, mi appassiona e l’idea un giorno da vecchio di rileggere tutti questi pensieri sono certo mi farà sorridere, lavorerò al progetto del libro, si quel famoso progetto che mi ossessiona e da cui non riesco a scollarmi, rinizierò a camminare in montagna piano piano, con il mio ritmo sotto la pressione dell’affanno e delle bestemmie iniziali non solo per perdere qualche chilo ma per tornare ad affascinarmi con i colori della natura, con i silenzi dei boschi, con i panorami dei traguardi.
Ecco basta, mi concentrerò su questo, questo sarà semplicemente il mio 2019.

 

 

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6 pensieri riguardo “Bilanci e bilance

  1. Conosco (ahimè) benissimo questa sensazione e mi verrebbe da dirti: pensa a come ci si possa sentire avendo i tuoi stessi pensieri, ma senza essere circondati da moglie e figli. Mi verrebbe da dirtelo, ma non te lo dico. Il sentimento che prova ognuno di noi non può essere accostabile, misurabile tanto al chilo e paragonabile a quello degli altri. Nel tuo caso penso che tu stia attraversando il classico periodo post natalizio, poi arriva la primavera e tutto cambia… Una cosa sola, per concludere, mi permetto di sottolineartela: non entrare nel tunnel del “la gente mi fa cagare sempre di più”, in primo luogo perché, capirai bene, che non può essere così, in secondo luogo perché una volta che ci si abitua a ragionare così, non si esce più da quel tunnel maledetto. Te lo dice uno che da quel tunnel sta cercando di uscire adesso dopo 46 anni… Tanti auguri.

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    1. Vincenzo ciao, ho letto con piacere il tuo commento, del quale peraltro ti ringrazio.
      Ti dirò nel tunnel, “odio tutti” ci sono dentro da un po’, in realtà credo non sia un vero e proprio “odio chiunque” quanto più un “non sopporto più le persone con cui ho a che fare quotidianamente e vorrei trovare gente nuova, fresca, assetata di vita, di esperienze, slegata per quanto possibile dei miti del denaro e dell’ipocrisia”, hai presente quelli a cui piacciono le cose semplici e si divertono con poco? ma dove sono finiti? quelli con cui puoi cantare una canzone a squarciagola senza che ti guardino alla cazzo, quelli con cui organizzare una baraccata senza che siano delicati e guardare il pelo sull’uovo ma che siano più intenzionati a divertirsi che a polemizzare su tutto. Quelli che ti chiamano solo per sapere come stai o per raccontarti qualcosa, quelli che ti suonano il campanello con 4 birre in mano, quelli che magari hanno figli più o meno dell’età dei tuoi cosi loro si perdono via nelle loro cose e noi possiamo starcene li a chiacchierare di boiate e ridere sulla leggerezza? quelli che se devi spostare un mobile ci sono sempre, quelli non stanno a guardare se li inviti prima tu o se ti invitano prima loro, che non basano l’amicizia su “stavolta tocca a me” “stavolta tocca a te”.
      Ecco ho più bisogno forse di rinfrescare il parco amicizie, il cerchio delle conoscenze che altro…..poi i rompipalle ci saranno sempre ma almeno si mescoleranno nella folla.

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      1. Dici non bene ma benissimo. Non che ti interessi particolarmente ma io ci voglio credere (al piacere della compagnia, al ridere per boiate, ecc.). Dopo anni di chiusura TOTALE, anni in cui addirittura mi piaceva essere chiamato Orso, ho cambiato rotta, o quantomeno sto cercando di farlo (non è il tuo caso. Tu sei solo, come si dice in latino, soltanto un po’ “scoglionatos”) 🙂 A Natale ho fatto un sacco di regali, senza ricevere peraltro una benemerita cippa. Non ha importanza, non mi frega nulla, il mio è stato solo un gesto di APERTURA. Ho fatto pace col mondo ? E’ presto per dirlo. Sicuramente, però, ho già capito una cosa: che da un pugno chiuso non verrà mai fuori una carezza … Scusa le chiacchiere.

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