Anna Lou ed il posatore di piastrelle

“Non puoi pensare sempre che tutti siano degli stronzi Anna Lou, a te potrà sembrare strano, potrai non capirlo ma ci sono delle persone che comunque ti vogliono bene ma che tu tratti sempre come delle merde.”
“Capirai, la zia Orietta ha 80 anni e da almeno 20 non capisce un cazzo, cosa vuoi che cambi se vengo a trovarla o no? probabilmente non ha idea ne di chi sia ne del perchè io vada la, dai mamma è tempo perso lo sappiamo e poi sono rapporti che interessano a te”
La mamma di Anna Lou era stufa di litigare con questa figlia adolescente che per qualsiasi cosa era in grado di creare problemi insormontabili e drammi di qualsiasi sorta, non aveva più pazienza, non aveva più voglia, eppure era incastrata in una rotonda senza uscite e altro non poteva fare che continuare a girare in tondo guardando avanti.
Da quando aveva trovato suo marito a letto con una battona rimorchiata chissà dove e l’aveva sbattuto fuori di casa i rapporti con sua figlia avevano preso una piega inaspettata.
“Anna Lou ti chiedo per piacere, per una volta fai lo sforzo di accompagnarmi, te ne stai sempre chiusa li in camera, hai escluso tutto e tutti e continui a sbattere in faccia ogni porta che qualcuno prova aprire verso il tuo mondo.”
“Beh l’hai fatto anche tu con papà no?”
Luisa non capiva come sua figlia potesse rinfacciargli ancora questa storia, perchè le figlie hanno il potere di perdonare a prescindere i padri? Se avesse trovato lei il suo ragazzo a letto con qualcun’altra sarebbe stata cosi indulgente? e poi d’altronde cosa doveva fare? finta di niente? accettare il fatto che il proprio marito potesse desiderare altre donne all’infuori di lei, all’infuori della donna che aveva scelto di sposare?
Il matrimonio anche questo è no? godere magari di uno sguardo al sedere di qualcun’altra ma non vedere l’ora di tornare a casa per toccare quello della propria donna, in fondo nonostante siamo nel 2019 e l’uomo si sia ampiamente civilizzato forse l’istinto animale non siamo stati ancora capaci di sopprimerlo del tutto.
E’ come quando cucini la selvaggina, puoi essere il cuoco pluri stellato migliore al mondo, puoi appellarti alle tecniche di marinatura tramandate da generazione in generazione ma sotto sotto quel sapore di selvaggio non riesci mai a toglierlo del tutto.
“Anna Lou mi hai proprio stufato, sei diventata insopportabile, la mia pazienza è finita. Sai tutto tu ed hai sempre ragione, io getto la spugna perché di combattere contro un muro di gomma non c’ho più voglia. Fai quello che vuoi.”
Luisa se ne stava in piedi davanti alle scale quando dal piano di sopra arriva repentina la risposta: “Ottimo, grazie! Ma ricorda che l’autorizzazione me l’hai data tu per fare quello che voglio poi non ti lamentare”
Accecata dalla rabbia e dalla frustrazione dal fondo della gola di Luisa venne fuori un urlo inaspettato “VAFFANCULO. VAFFANCULOOOOOO!!”
Luisa prese al volo il giubbotto, la borsa e uscì di casa sbattendo la porta più forte che potè, per un attimo sperò anche che crollasse quella porta maledetta.
Anna Lou dalla finestra della sua camera sbirciando dietro la tenda la vide salire in macchina ed in retromarcia scendere per il vialetto fino a partire come un razzo per chissà dove.
Non la capiva sua madre, non condivideva le sue idee, i suoi pensieri, era drammatica in ogni cosa, pesante come pochi, preferiva di gran lunga il silenzio.
Dal piano di sotto sentì un rumore, come quello che si sente nei film quando con la punta di diamante tagliano il vetro della teca della gioielleria per portare via tutto.
Lentamente scese le scale pensando tra se e se che se i ladri stavano provando ad entrare in casa loro avrebbero rimediato il bottino più misero della storia.
Arrivata in corridoio si ricordò che quel pomeriggio c’era li il posatore di ceramiche in quanto stavano ristrutturando il bagno del pian terreno.
Pover’uomo doveva essersi sentito tutto quello sclero tra lei e sua madre.
“Buongiorno, mi scusi mi ero dimenticata che oggi veniva a mettere giù le piastrelle”
L’uomo, un simpatico baffuto approssimativamente sulla quarantina la guardò con aria divertita “Buongiorno a lei signorina, si sono qui già da qualche ora, ho posato le piastrelle del pavimento ora sto andando avanti con quelle dei muri, con domani dovrei finire.” E fischiettando si rimise al lavoro.
Anna Lou stava per andarsene ma poi presa da un dettaglio rimase li a guardare l’uomo lavorare.
Ci impiegò un pochino per capire cosa l’avesse colpita ed in effetti rimase sorpresa nel notare che non si trattava di un dettaglio vero e proprio ma quanto più di un atteggiamento che l’uomo aveva nel suo modo di lavorare, trattava le piastrelle con estrema cura e delicatezza, sembrava quasi intenzionato a parlare con loro, probabilmente l’avrebbe fatto se non ci fosse stata lei li a fissarlo, tutti i suoi movimenti erano sinuosi, spalmava la colla con una spatola rigata la quale lasciava sul muro delle onde piacevoli da vedere e perfettamente equidistanti, con dolcezza prendeva una piastrella e la posizionava sopra all’altra, regolandola con un martellino di gomma, batteva piano quasi a non volerle fare male e con precisione millimetrica la metteva proprio li, dov’era il loro posto.
“Ha mai messo giù qualche piastrella? Se vuole le insegno?”
Anna Lou rimase impietrita, lei a mettere giù piastrelle, lei che aveva una dote manuale prossima allo zero eppure in quel momento sarà la curiosità, sarà il fascino con il quale il tizio lavorava, sarà il suo sorriso sotto quello strano baffo si ritrovò con grande sorpresa a rispondere:
“Wow, non ho mai messo una piastrella, non ho idea di come si faccia, ma se lei mi spiega mi farebbe piacere provarci.”
Anna Lou fece qualche passo verso l’uomo.
“Piacere io sono Andrea” disse il posatore allungando una mano.
Lei strinse la mano con energia com’era solita fare.
“Piacere io mi chiamo Anna Lou”
“Vedi Anna Lou, posare piastrelle non è difficile, molte cose in fondo sono meno difficili di quel che sembrano, l’unica cosa che ci separa dal fare bene una cosa è la volontà di farla con amore, passione e dedizione.”
Ad Anna Lou le persone che partivano con grandi disquisizioni sulla vita, sermoni e prediche non piacevano molto eppure Andrea per il momento le stava simpatico quindi decise di lasciarlo parlare e affidarsi al suo insegnamento.
“Allora, lo vedi questo muro? ecco la prima cosa che dobbiamo fare è guardarlo bene, toccarlo senza avere paura di sporcarci, perchè con le mani riusciamo a sentire se è bello liscio, se ci sono gobbe o buchi, battendoci qualche colpetto riusciamo a sentire se la malta è solida oppure se rischia di scrostarsi, per fare bene un lavoro bisogna che la base sotto sia buona e se non lo è bisogna perdere un po’ di tempo a sistemarla, rasarla, raddrizzarla, sai un po’ come i rapporti con le persone no? i rapporti perfetti non esistono ma qualcuno l’onere di renderli tali o presunti tali deve prenderselo no? Chiarire le situazioni rimaste sempre nel dubbio che creano rancore, chiedere scusa per gli errori fatti o pretendere delle scuse per torti subiti, insomma sia il muro che i rapporti vanno pareggiati.”
E cosi facendo porse ad Anna Lou un frattazzo con un po’ di colla, accompagnò la sua mano in movimenti circolari, lenti e precisi facendole vedere come piano piano tutto il muro stava prendendo una parvenza di preciso, di dritto, di corretto, di idoneo a poter ospitare poi le piastrelle.
Con fare sempre più deciso la ragazza prese con interesse la sfida iniziando a lavorare da sola e rendendosi conto che alla fine rasare il muro non era poi cosi difficile come poteva sembrare.
“Questa è una delle mie parti preferite Anna Lou, spalmare la colla. Ah spalmare la colla è un arte. Si lo so che tu mi prenderai per pazzo, se tu guardi gli altri posatori cosa fanno? buttano sulla spatola una cazziolata di colla e poi splaaf si mettono a tirare righe dritte come se in cinque minuti dovessero finire tutto. A me invece piace guardare quello che sto facendo e mi piace immaginarmi un pittore”
Andrea caricò la spatola rigata di colla e poi con la disinvoltura di un maestro d’arte dinnanzi alla sua tela iniziò a disegnare onde su onde, tutto un flettersi di mille righe che a seguirle c’era da diventare matti, eppure la cosa era ipnotica.
Anna Lou per quanto ridicolo potesse sembrare capì invece quanto stimolo ci fosse dietro a quel modo di fare, prese una spatola che era dentro un secchio li vicino, la caricò di colla e si lanciò nel disegnare anche lei un mare griglio fatto di mille righe, spalmare colla era come sentirsi Van Gogh che ballava la capoeira mentre con movimenti flessuosi disegnava il muro del bagno di casa.
Andrea sempre sorridente guardò soddisfatto il risultato, tolse di mano la spatola ad Anna Lou e le mise in mano una piastrella.
“Senti che fredda che è? E’ in ceramica e la ceramica è fredda, è fredda quando è li abbandonata a se stessa, ma se tu la tieni in mano un pochino puoi sentire che piano piano si scalda e sai…la ceramica il caldo lo tiene bene, pensa alle stufe in maiolica che altro non è che un tipo di ceramica, hai mai notato di quanto bello sia il caldo di quelle stufe rispetto a quelle in ferro  oppure rispetto ai termosifoni? Alle stufe in maiolica ti puoi appoggiare perchè hanno quel caldo dolce, che ti coccola e la caratteristica di mantenere il caldo è proprio una peculiarità della ceramica. Ora tu immagina che ogni piastrella sia una persona, ce ne sono di mille misure, di diversi spessori, di decine e decine di colori, tonalità, materiali, quella che hai in mano tu ad esempio è tua mamma.”
Al sentir questa frase la ragazza ebbe conferma di come Andrea avesse sentito tutta la sfuriata tra lei e sua madre, eppure Anna Lou non potè fare a meno di notare mentre lui le parlava  come la piastrella che teneva stretta tra le dita stesse già cambiando temperatura.
“Le persone sono fredde, se nessuno le abbraccia, se nessuno le stringe non vengono mai messe nella condizione di poter emanare quel calore che tanto ci piace che tanto ci fa sentire a nostro agio, non possiamo pretendere che una ceramica lasciata al freddo e alle intemperie ci offra qualcosa. Dai ora posizionala qualche millimetro sopra quest’altra piastrella e con le mani fai una leggera pressione in modo che aderisca alla colla.
Ottimo lavoro, ora mettiamo questa crocetta fra le due piastrelle cosi siamo sicuri che mantengano sempre la stessa distanza e con questo martellino in gomma piano piano battiamo, però attenzione dobbiamo sempre stare attenti che non sia ne troppo sporgente ne troppo in dentro, dobbiamo tenerla a filo con le altre.”
La ragazza con cautela iniziò a martellare prima al centro della mattonella per poi spostarsi agli angoli sfruttando le dita per sentire eventuali dislivelli, dopo qualche altro colpo le sembrò che il lavoro fosse perfetto.
“Bravissima, sei proprio portata, dovrò stare attento che non mi freghi il lavoro, però ti faccio notare un dettaglio, la piastrella è livellata molto bene ma vedi che rispetto a quella sotto si è leggermente spostata e fa un dentino? dobbiamo stare attenti e rimetterla in linea, altrimenti ci portiamo avanti l’errore e oltre a non ottenere un buon risultato finale rischiamo che da un dentino piccolo qui ci troviamo poi uno scalino più grande quando arriviamo alla fine della parete. Sai il dentino qui è come quando litighi con qualcuno, litigare va bene, ci sta, è giusto che ognuno esprima il proprio disappunto per questa o quella cosa, ma poi bisogna anche rendersi conto che la cosa va sistemata altrimenti come un dentino qui diventa un dentone laggiù, una baruffa oggi diventa un rancore incurabile domani.”
E’ cosi con un paio di colpetti di martello Andrea allineò perfettamente la piastrella.
Nel silenzio della casa i due continuarono a lavorare avvicinandosi in poco più di un’oretta alla fine della parete che stavano facendo.
“Vedi ora ci resta una sola fila, ma una piastrella intera non ci sta, dobbiamo per forza tagliarla, prendiamo quindi la misura, in questo caso 8,4 centimetri, appoggiamo la piastrella sulla tagliapiastrelle e con fare deciso la incidiamo”
Zaaaac.
Anna Lou sentì per la seconda volta il rumore che le ricordava le rapine ma non potè nascondere un pensiero
“Abbiamo appena tagliato a metà una persona.”
Andrea la guardò silenzioso
“Abbiamo appena tagliato a metà una persona. Me l’hai detto tu prima, una piastrella è come una persona.”
“Si hai ragione” rispose l’uomo, “purtroppo a volte è una cosa necessaria, se vogliamo fare in modo che qualcuno faccia parte della nostra vita dobbiamo sacrificare qualcosa di lui, dobbiamo essere capaci a tagliare ciò che di lui non ci serve, un taglio netto. E’ triste, è doloroso ma necessario. Dobbiamo però essere consapevoli di una seconda cosa, se non avessimo fatto questa scelta ci mancherebbe sempre un pezzo, ed un muro senza un piastrella può essere il più bel muro del mondo, ma gli manca sempre una piastrella.”
Completata la parete i due rimasero qualche secondo a contemplarla con soddisfazione, avevano fatto un ottimo lavoro.
Anna Lou non poteva capacitarsi si essere stata proprio lei a rendere cosi bello quel muro che fino a poco prima altro non era che un piano grigio irregolare.
“Ora ci vuole la cosa non più importante ma quella che però rende l’opera veramente completa.”
Fu cosi che Andrea insegnò alla ragazza a riempire le fughe tra una piastrella e l’altra e ad asportare il materiale in eccesso lasciandole cosi il gusto di assaporare il piacere di una cosa fatta, ultimata e ben riuscita.
“Ho capito che mi hai sentito litigare con mia madre, mi dispiace tu abbia assistito ad una scenata cosi triste, ma è che io e lei non andiamo molto d’accordo credo sia per questo che mi hai spiegato che i rapporti vanno sistemati come il fondo prima di piastrellare, che bisogno dare anche libero sfogo alla propria parte artistica per non focalizzarsi sempre su quella pragmatica e razionale come quando si spalma la colla sul muro correndo il rischio di entrare in un tunnel di irascibilità, che le persone hanno tanto calore da dare come le piastrelle solo se trovi tu l’interesse di tenerle tra le tue mani e come il fugante che presumo siano le relazioni che fanno da unione a tutte queste piastrelle o persone che sono tanto diverse ma si ritrovano su un piano comune.”
Andrea, appoggiato al muro sorrideva ancora sotto i baffi.
“Sai però cosa non posso fare a meno di chiedermi?”
Con curiosità l’uomo la guardò
“Mi chiedo fra tutte queste quale piastrella sono io? questa? oppure questa? forse quest’altra.”
Andrea le prese la mano tra le sue e senza perdere per un secondo il suo sorriso e lasciando traspirare dagli occhi tutta la sincerità che un uomo buono può regalare le disse:
“Perchè accontentarsi di essere una di queste piastrelle quando tu puoi essere il piastrellista?”
Qualche minuto dopo la ragazza era in camera sua con il cellulare in mano che guardava fuori dalla finestra.
“Mamma, per piacere puoi tornare a casa? mi sono già cambiata e ti aspetto, prima andiamo a trovare la zia e poi andiamo a bere una cioccolata calda solo tu ed io?”

 

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8 pensieri riguardo “Anna Lou ed il posatore di piastrelle

      1. già, è sicuramente uno dei miei peggior difetti, ahahah.
        Guarderò sicuramente il film, mi sa da cosa smielosa ed io le cose smielose non le so apprezzare molto, sono più tipo da cose complicate, storie drammatiche, ma ti prometto che lo guarderò.

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