Corso di meditazione

Lo so che è difficile da credere, mi sono iscritto ad un corso di yoga meditativo.
Partiamo dicendo che il mio scetticismo nei confronti di queste discipline è al confine dell’assurdo.
L’energia universale, le vibrazioni, i Chakra, gli Yogi che fermano il cuore (che poi sembra dimostrato che non sia il cuore a fermarsi ma sia semplicemente il battito a diventare impercettibile al polso ed al petto), la forza cosmica, sono sicuramente argomenti interessanti ma talmente poco tangibili che per atei come me a volte incapaci a credere alla cose anche se gli vengono dimostrate sotto il naso risultano essere niente di meno che pura cialtroneria.
Di tutti i partecipanti del corso sono stato l’unico ad aver sentito l’energia fuoriuscire dalla mani dopo un esercizio, ma totalmente incapace poi di avvicinare la mani ed impormi di farle attrarre o respingere a comando.
Di tutto il corso sono l’unico che respirava di petto e non di pancia oppure gonfiando lateralmente le costole.
Ora si tratta di capire se gli altri abbiano fatto i compiti per casa o semplicemente siano stati accondiscendenti nei confronti dell’insegnante, io per semplice coerenza verso me stesso ho deciso di non mentirmi fingendo di sentire cose che non sento.
Troppo razionale? troppo freddo? troppo pragmatico? probabilmente si, ma questo è.
Nonostante tutto ho deciso di continuare il corso.
La scelta è dettata da due motivazioni, la prima è che dopo una profonda valutazione ho capito che avrei potuto tralasciare l’aspetto religioso, mistico, spirituale o filosofico concentrandomi solo al miglioramento della mia situazione psichica, puntando spudoratamente a sfruttare qualsiasi tecnica utile ad aiutarmi ad ridurre il continuo brusio dei pensieri, l’ansia e lo stress, imponendomi cosi di trovare del tempo per me e solo per me in maniera costante, cosa che se hai famiglia, lavoro ed impegni stenti sempre a fare.
La seconda scelta è dettata da una sensazione di qualche secondo avvertita durante la fase finale della lezione, nello specifico in un tentativo di meditazione in silenzio nel quale stavo provando ad incanalare il respiro non solo nel petto ma facendolo scendere fino allo stomaco,  cercando, sebbene gli occhi fossero chiusi, di fissare un ipotetico punto tra le sopracciglia, ecco li ad un certo punto ho avuto l’impressione che ci fosse un pochino di silenzio interiore in più, ma si è trattato appunto solo di una sensazione.
Sarò sincero, ad un certo punto mi sono anche chiesto in che stato fossi, mi stavo addormentando? stavo realmente riuscendo a sgombrare dalla mia testa un po’ di pensieri? sarà stupido, mi sono chiesto anche se gli altri mi stessero guardando?
Non lo so, e proprio perché non lo so credo valga la pena di approfondire.
Mindfulness, dopo aver indagato un pochino una volta tornato a casa ho capito che questo è con tutta probabilità il percorso più adatto a me, un sentiero lontano dalla religiosità e utile a migliorare la consapevolezza di se.
Mi appoggio alle parole di Wikipedia che ne spiega perfettamente l’intenzione:

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc (qui ed ora), in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere, con maggiore prontezza, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero (capacità di automonitoraggio e metacognizione) permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di tali contenuti.

Una gran quantità di pensieri negativi deriva dalla critica che il soggetto fa a sé stesso per il fatto di sentirsi ansioso, depresso o a disagio. Ai pensieri negativi (primari) che alimentano i disagi emotivi, si aggiungono ulteriori pensieri improduttivi (secondari) su di sé. Questo meccanismo di autoaccusa e autobiasimo genera una spirale che dà origine al ruminio depressivo. La persona si pone così in una condizione di nemica di sé stessa, anziché di alleata di sé stessa. L’allenamento della consapevolezza permette di affinare l’attenzione verso questi meccanismi che deteriorano l’umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica o la prevenzione delle recidive depressive.

Quindi se i prossimi post saranno un ammasso di om, di silenzi  e di discorsi filosofici sulla pace interiore e sulla riscoperta del karma saprete almeno il perchè ed ovviamente sarete autorizzati a mandarmi deliberatamente a fare in …..

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3 pensieri riguardo “Corso di meditazione

  1. Ciao! Mi fa piacere leggere che qualcun altro ha avuto la mia stessa esperienza con lo yoga. La mia insegnante poi fece un trip a base di creature marine che facevano ciao a noi partecipanti, giuro, sono tornata una volta sola e poi non più 😀 La mindfulness invece mi ispira!

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  2. Ciao, interessante il tuo approccio da scettico..!! E forse utile.. Come ci sei finito in quel corso di meditazione? Hai poi continuato? Cos’è il discorso del battito che non è più percettibile, dove hai trovato gli studi a cui ti riferivi? Io diciamo forse sono un po’ più “spirituale” però se penso a qualcosa di “irrazionale”.. penso anche che da qualche parte ci deve essere una spiegazione razionale.. sennò mi è difficile crederci fino in fondo.. Chissà che nel tempo non diventino più chiari-evidenti i punti di incontro tra mente e corpo..

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