Anna Lou a lo strano codice

Eccola li.
Anna Lou in piedi con le mani lungo i fianchi a guardare la sua nuova casa.
Prima di allora non aveva mai provato ad immaginare come sarebbe stata, aveva pensato al contesto ma mai alla casa in se.
Non era poi cosi male, certo, si vedeva che qualcuno da tempo non l’abitava, l’erba alta, gli scuri tutti chiusi, la cassetta della posta intasata di offerte pubblicitarie che gli addetti al volantinaggio hanno visto bene di buttare poi al di la del cancello, quale fosse il senso poi…
Una casa grigia con dei particolari in sassi a vista, una mura di recinzione che delimitava bene il loro spazio, anche se poi con l’arrivo di Marco la sua idea di spazio avrebbe sicuramente assunto un significato sterile, un giardino niente male come dimensione, certo ci sarebbe stato da lavorare ma non era poi cosi male.
Mentre sue madre armeggiava con la chiavi che il datore di lavoro le aveva fatto avere per aprire la porta d’ingresso Anna Lou alzò lo sguardo, dinnanzi a lei delle splendide montagne, la giornata trasparente e pulita le rendeva affascinanti, enormi, ed erano li a ad un passo da lei, le aveva osservate in macchina, avvicinarsi sempre di più e adesso era li, ai suoi piedi.
Su una delle cime era visibile un costone roccioso che con il suo colore grigio spiccava in mezzo a tutto quel verde come a voler dimostrare di essere lui a capo di tutto, Anna Lou ancora non lo sapeva ma avrebbe presto avuto modo di conoscere bene il Torion, cosi si chiama quella cresta sulla quale il suo sguardo s’era perso.
“Vieni Anna Lou, sono riuscita ad aprire” urlò sua madre
Anna Lou prese dalla tasca il biglietto che sua madre le aveva dato in macchina, lo rilesse, prese il telefono e nella rubrica alla voce Mattia inserì il numero di telefono che aveva trovato in calce, scattò una foto alle montagne e la inviò via whatsapp, sorridente si avviò verso l’ingresso.
Appena entrata Anna Lou non poté fare a meno di sentire l’odore di umidità, evidentemente nessuno si era preoccupato di aprire i balconcini per far girare un po’ di aria prima che loro arrivassero, poi a colpo d’occhio si accorse che si era fatta un’idea troppo affrettata.
Mentre sue madre iniziava a spalancare i balconcini, lei curiosava di stanza in stanza, la cucina era grande peccato che i muri per il primo metro d’altezza fossero contornati da quel perlinato che si usava negli anni ’60, il pavimento era decisamente sporco ma sotto nascondeva una palladiana in buone condizioni, in giro qualche macchia di umidità, ma d’altronde non poteva essere altrimenti, ragnatele e polvere che nemmeno ad halloween, ma soprattutto la curiosità di capire chi potesse essere il pazzo ad aver pitturato i muri di un intero piano con un azzurro camice d’ospedale ed i soffitti neri.
“Mamma io vado a curiosare di sopra”, con queste parole Anna Lou iniziò a percorrere la scala che l’avrebbe portata a scoprire la sua stanza e soprattutto la vista che un’eventuale finestra le avrebbe offerto, era un dettaglio a cui teneva particolarmente.
Senza il bisogno di accendere alcuna luce capì subito dove si trovava il bagno visto che l’odore non proprio piacevole che si sentiva nell’aria molto probabilmente arrivava proprio da la, o almeno cosi sperava.
Alla sua destra una prima camera, vuota, non molto grande, unica cosa a personalizzarla un vecchio lampadario con dei fiori di calla in vetro, inguardabile.
Al seguito una camera matrimoniale con al suo interno uno di quei vecchi letti, quelli altissimi che si usavano una volta,  un comò con i cassetti aperti e foderati con carta di giornale, un vecchio specchio ed una sedia con il sedile sfondato.
In fondo al corridoio l’ultima stanza, viste le precedenti Anna Lou non si aspettava grandi cose, aprì la porta, cercò l’interruttore e come infatti prevedeva la camera non era niente di che, una sola finestra che una volta aperta scoprì dare praticamente sulla strada.
Inutile dire che per quanto forte, incassare continuamente colpi del genere per lei non fosse facile, cambiare casa, doverla condividere con un estraneo, scoprire che il ragazzo che le piaceva l’aveva notata ma lei se n’era dovuta andare ed ora pure questo, una topaia come camera.
– Allora cosa ne pensi?- disse sua madre appoggiata allo stipite della porta con faccia abbattuta
Anna Lou capì subito che la casa era molto al di sotto delle sue aspettative, capì che in quel momento per la testa di sua madre passavano mille pensieri, primo fra tutti la possibilità che aver accettato la proposta dell’azienda fosse stata una cazzata colossale,  le condizioni dell’abitazione che l’azienda stessa le aveva trovato non erano di certo un buon inizio.
– Beh dai, guardiamo il bicchiere mezzo pieno, non ci sarà da annoiarsi a risistemare questa catapecchia per renderla confortevole, quindi invece di farci prendere dallo sconforto è meglio che ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo subito al lavoro. –
Fingere non era mai stato il suo forte, ma questa era una condizione estrema, o provava a risollevare il morale di sua mamma o avrebbe dovuto assistere all’ennesima crisi isterica.
Per fortuna sua madre era riuscita ad ottenere qualche giorno libero prima di finire travolta nella sua nuova esperienza lavorativa, tempo che avrebbero utilizzato per sistemare quella casa e crearsi una nuova dimensione, di li a qualche giorno le avrebbe raggiunte anche Marco.
– Mamma ci dev’essere anche una soffitta – disse indicando una botola sul solaio del corridoio.
Prese un bastone appoggiato ad un angolo, agganciò la botola e ne venne giù una scala pieghevole.
– Stai attenta Anna Lou, non mi stupirebbe se ci trovassi i topi li sopra. – disse sua madre.
Passo dopo passo Anna Lou iniziò a salire la scala e appena la sua testa passò oltre al soffitto i suoi occhi iniziarono a brillare.
Ancora a metà scala, guardò giù.
– E’ meraviglioso, quassù farò la mia camera. –
Sua madre stava per ribattere, ebbe l’accortezza di mordersi la lingua prima di dire qualcosa, in fondo se ne era accorta perfettamente di quanto forzata fosse la risposta che sua figlia le aveva dato qualche attimo prima per non farla preoccupare, quindi che problema poteva esserci nel lasciarla provare a crearsi uno spazio suo in quella soffitta?
Anna Lou entrò in quella stanza nascosta, quella stanza con il pavimento di legno vecchio, con un tetto pieno di travi a vista e tavelle di cotto, quella stanza grande come il piano dell”intera casa e con una finestra su ogni muro, quella stanza che aveva il proprio potenziale nascosto sotto la polvere, sotto ragnatele, sotto cumuli di vecchie cose da buttare.
Dalla botola fece capolino la testa di sua madre.
– Wow altro che camera, questa sarà una suite. –
Dal piano di sotto si sentì gracchiare il campanello, sua madre scese, Anna Lou iniziò ad aprire i balconcini e le finestre per far rivedere la luce a quella vecchia soffitta.
In giardino vide sua madre parlare con un anziano.
– Anna Lou vieni giù che ti presento il Sig. Marzio, è il padrone della casa. –
Anna Lou si guardò ancora intorno, finalmente qualcosa di buono si era affacciato a quella giornata iniziata non proprio nel migliore dei modi e con un sorriso iniziò a scendere le scale.
Quando la sua testa arrivò a filo del pavimento qualcosa attirò la sua attenzione, d’innanzi a lei, disegnato sul muro grigio, poco più grande della sua mano vide uno strano simbolo, tornò su di corsa e si avvicinò per osservarlo meglio.
Non era un simbolo, era un QR Code.
Con aria perplessa lo sfiorò, che senso aveva un QR Code disegnato a mano sul muro della soffitta di una casa chiusa da anni?
– Anna Lou, puoi venire per piacere? –
L’avrebbe scoperto.
Oh si che l’avrebbe scoperto.
Mentre scendeva il telefono vibrò nella tasca dei jeans.
“Ciao ragazza strana, mi sembra di capire che sei arrivata a destinazione. Bella la tua nuova casa?”

 

 

 

 

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