Anna Lou = Clizia

I giorni a seguire furono per Anna Lou e sua madre decisamente impegnativi, rimettere in sesto una casa disabitata da chissà quanto non era di certo una passeggiata.
Il primo giorno fu dedicato a ripulire il bagno, la cucina e la camera dove avrebbe dormito Michela
Il giorno successivo con l’arrivo del camion dei traslochi a consegnare tutte le loro cose arrivarono a sera talmente distrutte che quando Anna Lou decise di sdraiarsi qualche minuto sul letto di sua madre non fu più capace ad alzarsi fino al mattino successivo.
I giorni a seguire proseguirono tra pulizie, tinteggiatura ed un via vai di idraulici ed elettricisti, fortunatamente l’azienda aveva messo a disposizione un piccolo budget e si era preoccupata di trovare qualcuno del posto per sistemare lo stabile, il padrone dell’edificio si era reso totalmente disponibile a lasciar fare affinché quella sua vecchia casa riacquistasse una certa dignità sebbene la sua intenzione finale fosse quella di provare a vendere l’immobile, chissà, magari proprio ai nuovi inquilini.
Dopo 5 interminabili giorni la casa iniziava ad avere una parvenza di abitabile, oramai era arrivato il venerdì, l’indomani le avrebbe raggiunte anche Marco che fino ad allora si era visto costretto a restare in azienda per chiudere gli adempimenti legati al cambio di sede, i lavori da fare erano ancora tanti, ma piano piano sarebbero riuscite a raggiungere la normalità e l’arrivo di forze maschili sicuramente avrebbe giovato al proseguo della sistemazione.
Ciò che in quei giorni però non aveva per un momento smesso di prendere il sopravvento nei pensieri di Anna Lou era quel codice QR disegnato da qualcuno sul muro della soffitta, disegno che sembrava fatto non molto tempo addietro e che nelle pause dai mille lavori nella quale era coinvolta era andata a rivedere più  e più volte.
Anna Lou si era scaricata un’applicazione apposita per questo tipo di codici, prima gli aveva fatto una fotografia con il suo cellulare poi avviata l’app lo inquadrò.
Ciò che successe dopo fu il vero motivo per il quale il suo pensiero non riusciva a schiodarsi da questa vicenda.
Una volta inquadrato il codice l’app generava in automatico una mail da spedire:

A: animarumdolmen@gmail.com
Oggetto: Venit tempus
Testo: Fortis cadere, cedere non potest.

Seduta sulla tazza del wc, cellulare alla mano aveva utilizzato il traduttore online per provare a capirci qualcosa, l’oggetto, Venit Tempus significava semplicemente “è giunta l’ora”, mentre il testo voleva dire qualcosa tipo “i forti possono cadere, ma non possono cedere.” inoltre c’era quell’indirizzo mail molto strano, aveva capito che si componeva di due parole distinte, animarum e dolmen.
Animarum voleva dire, anime.
Su alcuni siti invece aveva scoperto che i dolmen erano delle sepolture collettive, non intese come luoghi dove vi fossero necessariamente sepolti molti corpi quanto più come imponenti monumenti di prestigio, molto probabilmente rivolti a determinati gruppi sociali privilegiati, monumenti costruiti utilizzando grandi rocce verticali sulle quali veniva posizionata sopra un’enorme lastra che fungeva da copertura, strutture diffuse in più stati Europei tra il quinto ed il terzo millennio prima di Cristo.
Ma che senso aveva tutto questo? che senso poteva avere una mail del genere? a chi sarebbe arrivata? chi aveva disegnato quel codice? chi erano i forti che non potevano permettersi di cadere?
Anna Lou non solo non riusciva a darsi delle risposte ma non riusciva nemmeno a focalizzare cosa potesse succedere se avesse spedito quella mail.
Quel venerdì finalmente riuscì a dedicare un po’ di tempo alla soffitta che sarebbe diventata la sua camera e che avrebbe richiesto non poco impegno per essere trasformata da un grande accumulo di polvere e sporco nel luogo dal quale avrebbe guardato il mondo scorrere.
Prima di partire con le pulizie provò a rovistare in giro in cerca di qualcosa che potesse aiutarla a capire un pochino di più di quella faccenda, per quanto la sua attenzione fosse massima non trovò null’altro riconducibile a quel codice QR.
Iniziò a svuotare la soffitta, iniziò a pulire, a spazzolare le travi in legno, con la scopa a pulire le tavelle che dividevano una trave dall’altra, i muri, il pavimento, le finestre spalancate lasciavano entrare non solo luce ma anche una lieve brezza che muoveva tutta quella polvere tra un raggio di sole e l’altro,  più lavorava più il suo pensiero diventava un chiodo fisso.
Si era ripromessa di tenere sua madre fuori dalle ultime vicende, iniziando dallo scambio di messaggi di quei giorni con Mattia, ma soprattutto di quel codice che non le dava pace, era già abbastanza agitata ed esasperata dalla situazione di una casa da ristrutturare ed un lavoro nuovo alle porte, non era il caso di farla preoccupare con strani messaggi che parlano di anime, di tombe e di presunte guerre da vincere.
Quel venerdì sera Anna Lou, sdraiata sullo stesso letto insieme a sua madre la quale dormiva già da un po’, se ne stava li, guardando e riguardando quel codice finché ad un certo punto si fece  coraggio e premette invio sulla mail che generava.
Cosa mai sarebbe potuto succedere? sicuramente era uno scherzo o un qualcosa inventato da qualcuno per perdere tempo.
Quello che Anna Lou non poteva sapere è che aveva appena dato il via ad un cosa che le avrebbe cambiato la vita, ma in quel fratto di tempo non ebbe modo di capirlo perchè solo dopo essersi addormentata il telefono iniziò a vibrare per segnalare la ricezione di una mail:

A: Annalou.timeisnevertime@gmail.com
Oggetto: Era ora
Testo: Clizia sei tu? Era ora, dove cazzo eri finita? Avevo quasi iniziato a credere che volessi mollare.
Sai che dovremo vederci no?
Intanto ti lascio quella cosa al solito posto.

Dolmen

qrcode sketch.jpg

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