Anna Lou ed il guerriero senza patria e senza spada

Certo quando il mondo che osservi, lo guardi per la maggior parte del tempo sdraiato nel tuo letto la visione che puoi averne potrebbe sembrare distorta, ma forse neanche tanto.
A questo pensava Anna Lou, una magliettina bianca con disegnato un megafono dal quale invece di uscire parole uscivano smartphone di ogni sorta, dei pantaloncini verdi ed paio di cuffie ad assicurarle una finta privacy che da almeno un’ora in loop riproducevano sempre la stessa canzone:

Non so se sono stato mai poeta
e non mi importa niente di saperlo
riempirò i bicchieri del mio vino
non so com’è però vi invito a berlo
e le masturbazioni celebrali
le lascio a chi è maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto.

Anna Lou nonostante la sua giovane età lo capiva a Pierangelo Bertoli, capiva chi come lui non trovava il senso di doversi definire per forza, oggi dove i social dominano e decretano la tua posizione nella scala gerarchica sociale Bertoli se non lo avesse portato via prima la malattia si sarebbe suicidato.

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Anna Lou ed il posatore di piastrelle

“Non puoi pensare sempre che tutti siano degli stronzi Anna Lou, a te potrà sembrare strano, potrai non capirlo ma ci sono delle persone che comunque ti vogliono bene ma che tu tratti sempre come delle merde.”
“Capirai, la zia Orietta ha 80 anni e da almeno 20 non capisce un cazzo, cosa vuoi che cambi se vengo a trovarla o no? probabilmente non ha idea ne di chi sia ne del perchè io vada la, dai mamma è tempo perso lo sappiamo e poi sono rapporti che interessano a te”
La mamma di Anna Lou era stufa di litigare con questa figlia adolescente che per qualsiasi cosa era in grado di creare problemi insormontabili e drammi di qualsiasi sorta, non aveva più pazienza, non aveva più voglia, eppure era incastrata in una rotonda senza uscite e altro non poteva fare che continuare a girare in tondo guardando avanti. Continua a leggere “Anna Lou ed il posatore di piastrelle”

Nuvole di uccelli

Federico se ne stava li, seduto sul ciglio del crepaccio a guardare a valle quando d’improvviso dal basso centinaia o forse migliaia di storni apparvero dinnanzi a lui.
Mossi da chissà quale impercettibile musica, stregati probabilmente da un’inesistente fattucchiera, drogati d’euforia o di panico iniziarono un ballo soave, morbido come il ventre di una danzatrice curvy. Continua a leggere “Nuvole di uccelli”

Parliamo di Typee.it

Belleville è una scuola di scrittura, una scuola a tutti gli effetti con corsi, insegnanti, ricreazioni, campanelle, bidelli, circolari e distributori automatici, almeno cosi mi sembra di aver capito.
Parallelamente quest’istituto sviluppa il progetto Typee, un portale all’interno del quale si può leggere e si può scrivere, partendo da un profilo esordiente, pubblicando i propri scritti si può crescere di categoria alla condizione che i propri scritti vengano votati dai lettori iscritti, dagli insegnanti e da membri invitati dall’istituto. Continua a leggere “Parliamo di Typee.it”

POKER D’ASSI

Sono un poker d’assi giocato nella mano sbagliata alla partita clandestina sul retro del saloon.
Un pianoforte a rulli fa da collante al bicchiere di rum che scivola sul bancone, alle botte che l’oste sta dando al cliente ubriaco, al fumo di sigarette arrotolate che nasconde i volti, alla puzza di merda che viene dalla staccionata dove sono legati i cavalli. Continua a leggere “POKER D’ASSI”

Mio figlio puzza (…una storia dolce)

Mio figlio puzza.
Puzza anche quando non c’è
Quando entro in camera sua
dal letto da rifare, dai cassetti aperti
dai suoi libri e dai vestiti in terra
si sente quel suo odore.
Puzzo di primi amori, odore acre di orgoglio,
olezzo di allegria e vergogna, fetore di adolescenza, Continua a leggere “Mio figlio puzza (…una storia dolce)”

Enrico mi ha fregato….

A novembre scrissi un post, questo post.
Si parlava del libro che non era ancora stato scritto, di quel libro che molti di noi sognano di scrivere ma che per ics motivi resta li nel limbo.
Personalmente ho una scheda di Google Keep dedicata a spunti, idee, articoli, che saranno utili quando mi deciderò a metterci l’impegno necessario per scriverlo quel libro, convinto che sarà unico, come quello di ognuno e finchè non sarà li…nero su bianco sarà solo e semplicemente il libro che ancora non è stato scritto.
Questo succedeva a novembre…
Sotto le feste sono a casa di mia sorella e mia nipote mi fa dare un’occhiata alle sue ultime letture, è una divoratrice di libri, tra le quali spunta il romanzo d’esordio di Enrico Galiano. Continua a leggere “Enrico mi ha fregato….”

Storytelling

E’ circa un’ora che leggo siti e siti per capire bene il concetto di storytelling, per capire bene come funzioni e come vada organizzata l’arte del raccontare, un pò perchè legata all’arte dello scrivere, un pò perchè ho bisogno di approfondire questo argomento.
Morale, tutti questi siti ti dicono cosa sia, quali siano le norme da applicare per una narrazione efficiente, quali siano le regole da rispettare e quali invece non debbano minimamente essere prese in considerazione, ma nessuno ti da poi una spiegazione semplice con un esempio, ti devi comportare cosi e ti faccio vedere, no tutti parlano nessuno dimostra. Continua a leggere “Storytelling”

Con il metal detector in cerca di storie

A tutti sarà venuto in mente…..
Chissà se me ne vado con un metal detector in spiaggia, magari trovo qualcosa.
Non sono interessato ad arrotondare, non cerco tesori, monete oppure oggetti di valore, cerco semplicemente delle storie.
Mentre cammino faccio oscillare il dispositivo sul filo della sabbia dove d’estate ci sono gli ombrelloni, dove i bambini giocano con la paletta ed il secchiello, dove le amiche confessano i loro sogni, dove i ragazzi passano ore a rifarsi gli occhi, dove le anziane signore fanno la settimana enigmistica, dove ambulanti cercano di arrotondare vendendo qualsiasi cosa. Continua a leggere “Con il metal detector in cerca di storie”

Vita da neurone

S’affievolisce la possibilità che qualcuno sia ancora vivo.
Sono rimasto solo io, attorno a me ancora tutto si muove, tutto trema, pulsa.
E’ successo in pochi attimi come sempre, tutto andava come al solito, gli altri perennemente a capo chino a correre per adempiere al proprio dovere, mai una saluto, mai una parola, solo uno scambiarsi informazioni di lavoro e sguardi torvi, il boato e poi il silenzio più totale.
Non è che io non lavori, semplicemente ho scelto di farlo in maniera diversa, divertendomi, mi ero stufato del grigiume e dell’oppressione, della frenesia e del rigore, ora quando tutti gli altri la sera muoiono nell’istante in cui il nostro titolare chiude gli occhi io mi diverto a giocare, prendo i miei pennelli, i miei colori ed inizio ad imbrattare i suoi sogni come fossero un murales che non si asciuga mai.