Son passati 187 anni….

Son passati 187 anni da quando Abraham Lincoln scrisse una lettera all’insegnante di suo figlio, 187 anni che in realtà non sono però mai trascorsi perchè le parole sagge non soffrono il tempo, non svaniscono e non perdono importanza.
Parole che dovrebbero essere lette ad ogni insegnante, ad ogni educatore, ad ogni genitore, si perchè è vero che la lettera è rivolta al professore ma in realtà si rivolge a tutti, a tutti coloro che hanno un ruolo nei confronti dei bambini, dei ragazzi di coloro che avranno il mondo in mano.
Certo se mi guardo attorno mi vien da pensare che per un paio di generazioni l’abbiano tenuta ben nascosta perchè gli adulti di ieri e di oggi lasciano un pò a desiderare ma sono ottimista e spero che i giovani sappiano portare avanti lo spirito con cui queste lettere hanno affrontato quasi due secoli.

“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere. Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.

Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato; a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare. Gli faccia imparare a perdere con eleganza e, quando vince, a godersi la vittoria. Gli insegni a esser garbato con le persone garbate e duro con le persone dure. Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.

Lo conduca lontano, se può, dall’invidia, e gli insegni il segreto della pacifica risata. Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste, a comprendere che non c’è vergogna nel pianto, e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo. Gli insegni a farsi beffe dei cinici. Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi, ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.

Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia. Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno. Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.

Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente, ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima. Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.

Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare. È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio”. 

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6 pensieri riguardo “Son passati 187 anni….

  1. Che dire? Un insegnante dovrebbe essere sempre un “maestro”, un punto fermo, un “allenatore di vita”, un po’ come un genitore. Non è sempre così, purtroppo, ma per fortuna esistono ancora insegnanti come quello auspicato da Lincoln…

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  2. “Certo se mi guardo attorno mi vien da pensare che per un paio di generazioni l’abbiano tenuta ben nascosta perchè gli adulti di ieri e di oggi lasciano un pò a desiderare ma sono ottimista e spero che i giovani sappiano portare avanti lo spirito con cui questa lettera ha affrontato quasi due secoli.”

    Me lo auguro e lo spero anch’io. Conoscevo queste parole che nella loro semplicità esprimono richieste importanti per la formazione dei bambini ed un lavoro immane da parte degli educatori, insegnanti e genitori, sempre troppo preoccupati per la didattica e pochissimo per la formazione completa dell’alunno.

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